Sul numero di luglio de “L’Impresa” si parla di Teaching Organization, un nuovo modo di concepire le organizzazioni che valorizza il contributo dei knowledge worker, ovvero lavoratori che forniscono valore ai clienti con l’apporto di saperi  (know how) e di una rete di persone che contribuiscono a processi di innovazione.

Tra i vari interventi, viene citato anche quello di Ignazio Visco, attuale Governatore della Banca D’Italia (all’epoca vice-direttore), che sottolinea nelle imprese l’emergere di una competenza specifica: la “capacità di mobilitare risorse interne ed esterne, per assicurarsi un intreccio di saperi in grado di generare innovazione e di affrontare situazioni inedite”.

Chi sono i knowledge worker?

Sono  lavoratori che detengono “pezzi” di conoscenza , che hanno la capacità di assorbire e trasferire know how interno ed esterno all’azienda.

Come si può diventare un knowledge worker?

teaching organizationE’ necessario un mix di apprendimento formale, che si acquisisce con programmi d formazione in scuole interne o esterne,  e apprendimento on the job, “affiancando colleghi più esperti, operando con clienti sofisticati o acquisendo responsabilità via via crescenti”.

E’ tuttavia indispensabile che queste risorse abbiano un complesso di capacità personali, che vanno dalla curiosità alla capacità di concentrazione ed applicazione, dalla disponibilità al cambiamento alla propensione verso le novità tecnologiche.

Per le aziende è importante che queste risorse ad alto potenziale acquisiscano e sviluppino capacità integrate tecnico-manageriali:  “nelle imperse ad alta intensità di conoscenza, le carriere si fanno prima in profondità e poi in ampiezza” scrive l’autore dell’articolo Salvatore Garbellano, docente di Gestione delle Risorse Umane.

Questo tratto distintivo rappresenta in molti casi la c.d. company way, ovvero l’elemento distintivo che consente alle aziende di soddisfare i clienti e differenziarsi nei confronti dei competitor.

Qual è il percorso da affrontare per le aziende?

Nel contesto economico post crisi dobbiamo considerare alcuni fattori unici: “(…)prepensionamenti, cambiamenti generazionali, processi di outsourcing, e soprattutto la discontinuità derivante dalla rapida evoluzione tecnologica”.

Per le risorse di una azienda non è sempre facile rimanere al passo con le novità ed i cambiamenti: ecco allora intervenire i knowledge owner e la formazione specialistica.

La funzione dei primi è quella di trasferire le conoscenze, di fare teaching appunto, la funzione della seconda è quella di essere un collante tra generazioni , e tra persone che operano in contesti globali e sempre più competitivi.

Quali sono i principi chiave di questo cambiamento organizzativo?

–  La aziende devono essere sempre più luoghi nei quali apprendere, ma anche luoghi nei quali insegnare, fare scuola; questo vuol dire che il management deve investire tempo in questa attività di arricchimento e di sviluppo delle risorse umane ;

–  L’insieme delle attività identificate sotto l’ombrello del teaching diventa un fattore sempre più importante nelle organizzazioni, per dare supporto alla innovazione, per migliorare le performance e per sviluppare le competenze tacite: “ i millennial potranno insegnare ai baby boomers l’utilizzo dei social media, ma solo i boomers possono raccontare ai millennial i segreti per trattare con i clienti”.

–  Una buona teaching organization si basa su un ottimo processo di comunicazione tra i vari livelli: questa comunicazione deve essere sostenuta ed  alimentata non solo in orizzontale (tra i lavoratori) ma anche e soprattutto in senso verticale, dal top manager al lavoratore e viceversa.

Il social networking interno va creato ed alimentato, e vanno utilizzati tutti gli strumenti e piattaforme di condivisione di documenti, informazioni ed esperienze.

Se la comunicazione tra livelli gerarchici differenti è informale e veloce, le buone idee circoleranno più velocemente, alimentando un ciclo virtuoso;  l’engagement dei dipendenti sarà molto alto, e così anche l’attrazione e la retention dei talenti in azienda…

Ma di questo parleremo in un prossimo post.

(Foto copertina di susivinh)