Non sai programmare un’app? AppsBuilder lo fa per te

 AppsBuilder è una piattaforma self service grazie alla quale ognuno può creare la propria app con qualche click e poi condividerla con altri sia sui marketplace sia dando vita ad una versione mobile per i-pad e smartphone.

Prendete due ingegneri informatici neo laureati al Politecnico di Torino, aggiungete dei manager come Massimiliano Magrini (Annapurna Ventures), lead investor dell’operazione, e Mario Mariani (The Net Value), con i mezzi e le competenze adeguate per realizzare e sostenere un’idea vincente.

Non vi basta? Aggiungete anche i gestori dei fondi Vertis Venture e Zernike Meta Ventures e i loro finanziamenti, per l’esattezza un capitale di partenza di 1,5 milioni di euro.

I due ideatori della start up sono Daniele Pelleri e Luigi Giglio, e hanno rispettivamente ventisette e venticinque anni, ma la giovane età non deve trarvi in inganno: oltre ad essere molto preparati, hanno le idee chiare su come utilizzare i primi fondi per accrescere la propria start up, investendo sulla ricerca tecnologica per il prodotto e sulla commercializzazione all’estero.

I punti di forza di AppsBuilder

Cosa distingue questa piattaforma dalle altre ?

– Le competenze tecniche dei fondatori, che hanno dato vita ad un prodotto efficace ed estremamente semplice anche per chi non ha conoscenze approfondite.

– Il prezzo ragionevole: sono disponibili abbonamenti economici differenziati a seconda delle esigenze del cliente, che risparmia sui prezzi generalmente molto alti per la costruzione autonoma di una app.

– Il supporto degli ambienti mobili più diffusi: smartphone, la web app in HTML5, iPhone/iPod iPad, tablet Android, dispositivi Windows Phone. Inoltre Appsbuilder ha creato applicazioni native per tutti i sistemi operativi, tra cui Windows Phone 7.5 e Windows 8, come poche altre startup hanno fatto fino ad ora.

Ecco un breve video di presentazione!

Wired incontra i fondatori della start up

WIRED.IT parla benissimo di questa start up e sembra stupirsi per la velocità con cui è nata e continua a svilupparsi, in Italia e non solo. Aveva parlato per la prima volta di Appsbuilder un anno fa e in un’intervista recente ha chiesto ai fondatori come stesse procedendo il progetto:

All’inizio lavoravamo su app che funzionavamo come aggregatori di contenuti, ma oggi non basta più fare una cosa del genere e inserire la propria app negli store.

Oggi le aziende hanno bisogno di pensare a un’app come se fosse una newsletter. L’app oggi è un modo più semplice per comunicare con i propri clienti, senza bisogno di chiedere loro alcun dato e anzi rispettando al massimo la loro privacy, pur comunicando direttamente tramite le notifiche push e potendo lavorare su messaggi geolocalizzati. Pensiamo all’app come a una landing page per qualsiasi servizio o prodotto e allo stesso tempo come strumento per targhettizzare i clienti. Per questo abbiamo aggiunto all’app strumenti come messaggi push, notifiche on line tramite unico pannello e creazione qr code. (…)

Valutiamo l’ipotesi di aprire una sede anche a Boston o New York, ma rimarremo in Italia come base. Attualmente l’Italia rappresenta il 30% del nostro fatturato, ma vorremmo portare questa percentuale al 5% aumentando l’estero, dove andiamo già molto forte in paesi come gli Stati Uniti, l’India o il Brasile. La nostra ambizione è diventare uno dei leader di questo mercato (..)

In tutto il mondo abbiamo 250 mila sviluppatori che hanno creato e salvato almeno un’app. Di questi 2.800 hanno un profilo a pagamento. ”

Alla domanda diretta sul fatturato annuale, i fondatori della start up hanno preferito non rispondere, ma il team è cresciuto da due a undici persone in meno di un anno, e i due si sono dichiarati in cerca di altri collaboratori da inserire nell’azienda. In un momento di crisi come questo il successo di una giovanissima start up italiana nata al Politecnico di Torino ed esportata in tutto il mondo, è un esempio fulgido a cui guardare per chi ha un’idea e continua a sognare di realizzarla.

(Foto copertina: mashable.com)