Beluga: la chiusura di una startup non è sempre un fallimento per il team

Per una società venire acquisita da Facebook può essere una fortuna (pensiamo a Instagram), ma può anche rappresentare il primo passo verso la chiusura. Per Beluga si è realizzato il secondo caso.

Che cos’è Beluga

Questa startup nacque a Palo Alto, nel dicembre del 2010, grazie al lavoro e al talento di tre ex dipendenti di Google: Lucy Zhang, Ben Davenport e Jon Perlow. L’idea era quella di creare una app e un web service di group messaging con la quale potersi connettere in maniera continuativa ed immediata con i propri amici, condividendo messaggi di testo e foto. Beluga permetteva sia una conversazione con una singola persona, sia delle chat di gruppo.

Questo servizio venne accolto con molto entusiasmo da parte degli utenti e il suo successo fu immediato, tanto che ben presto si presentò la possibilità di ricevere dei consistenti angel fund. Proprio in quel momento, però, Facebook si interessò al progetto e si propose per un’acquisizione.

L’acquisizione da parte di Facebook

6b82c8bae9ndroid.jpgSembra, tra l’altro, che anche Google potesse essere interessato ad una tale operazione, ma Zuckerberg riuscì ad anticipare tutti, arrivando per primo a fare “un’offerta impossibile da rifiutare” ai tre fondatori della startup.

A differenza di altre acquisizioni, nelle quali Facebook mirava ad ottenere il know how delle aziende per poi chiuderle velocemente, Beluga sembrava avere una chance di sopravvivenza in più. O almeno così affermava il team di Zuckerberg: “Vi confermiamo che abbiamo appena acquisito il talento e le attività di Beluga, la cui semplice ed elegante app rappresenta una soluzione per aiutare i gruppi di amici a rimanere sempre in contatto. Non vediamo l’ora di dare il benvenuto ai co-fondatori (…) e siamo entusiasti del fatto che il team continuerà a lavorare nel mondo della comunicazione mobile attraverso Facebook”.

Insomma, non c’è dubbio che Zhang, Davenport e Perlow furono accolti nel migliore dei modi, ma l’app sarebbe davvero sopravvissuta? “Per ora Beluga continuerà a funzionare e i dati e gli account non verranno persi. Avremo più dettagli sui futuri piani per Beluga nelle prossime settimane”, rassicurava un portavoce di Facebook.

Dall’acquisizione della startup, avvenuta il 1 marzo 2011, alla sua definitiva chiusura, il 15 dicembre dello stesso anno, passarono, però, poco più di sei mesi.

Come mai ha chiuso Beluga?

In questo periodo i tre fondatori di Beluga iniziarono a lavorare su Facebook Messanger applicando tutto il know how acquisito dalla loro startup, la quale, però, iniziò progressivamente ad avere problemi causati dal mancato aggiornamento. Da lì all’annuncio ufficiale della chiusura il passo fu molto breve.

Cari utenti di Beluga, siamo contenti di annunciarvi che abbiamo appena lanciato l’app di Facebook Messenger in tutto il mondo e in 22 lingue (…) Sono presenti tutte le caratteristiche di Beluga ed è disponibile su iOS, Android e BlackBerry. Ora che Facebook Messenger è disponibile ovunque, abbiamo deciso di smettere di mantenere in vita Beluga come servizio separato (…) Il 15 dicembre Beluga sarà chiuso definitivamente e non potrete più accedere alle vostre vecchie conversazioni”.

Possiamo tranquillamente dire che la sorte di Beluga è stata segnata nel momento in cui è stata comprata da Facebook. L’acquisizione, infatti, ha avuto due scopi: far entrare nello staff tre persone con un background di primo livello per sviluppare un prodotto nuovo e competitivo (oggi uno dei leader di questo mercato) e inglobare il bacino di utenti di Beluga. E non stiamo parlando di pochi users, visto che tramite l’app erano stati inviati più di un milione di messaggi in pochi mesi.

Principali cause del fallimento

Team: dicendo sì a Zuckerberg, i tre fondatori accettarono implicitamente la possibilità di veder morire la loro creatura visto che, nella maggioranza dei casi, le acquisizioni fatte da Facebook si sono rivelate solo un modo per ottenere il know how delle persone coinvolte nei vari progetti. Poco dopo l’inizio dell’avventura in Facebook, Zhang, Davenport e Perlow smisero di curare Beluga e l’app iniziò a mostrare problemi dovuti alla mancanza di implementazioni e manutenzione.

Modello di business: Facebook Messenger andava a inserirsi nello stesso mercato di Beluga, era diffuso ovunque e aveva più o meno le stesse funzionalità. In poche parole Beluga era diventata obsoleta e inutile e per Facebook non c’era più alcun interesse nel tenerla in vita.

Il successo del team di Beluga

Ma in questo caso la chiusura della startup non può essere vista come un fallimento: se è vero che Beluga ha smesso di nuotare nel mare delle app, è anche vero che Zhang, Davenport e Perlow hanno spiccato il volo iniziando una nuova e positiva avventura nel team di Facebook. Un’avventura che va avanti ancora oggi.

Se per Beluga, o almeno per il suo team, possiamo dire che la storia sia a lieto fine, una domanda sorge spontanea viste le notizie degli ultimi giorni: cosa ne sarà di Whatsapp? Come tutti ormai sanno, infatti, Facebook ha comprato il servizio di messaggistica istantanea più usato al mondo per la cifra record di 19 milioni di dollari. Anche in questo caso Zuckerberg & Co. hanno assicurato che Whatsapp non cambierà, ma alla luce di quanto successo per altre acquisizioni (Beluga in primis) viene da chiedersi: siamo proprio sicuri che manterranno la parola?

 

( Articolo di Andrea Dusi, di startupover.com)