Le startup si finanziano con la Formula F: pochi, maledetti…e subito!

Un’adeguata dotazione di capitale iniziale è il corredo necessario per i primi passi di una startup.

Prima di Business Angels e del Venture Capital, di solito entrano in gioco le 3 F “FAMILY, FRIENDS, FOOLS”: ai loro portafogli si rivolgono di solito i neo-imprenditori per cominciare l’avventura.

Così è stato anche per Whatsapp, nata dall’intraprendenza di due ex-dipendenti di Yahoo!, Jan Koum e Brian Acton, partiti  grazie alla FORMULA F e finanziati da Sequoia, famosa società di VC, soltanto due anni dopo il “varo della nave”.

Molti investitori usano come test preliminare per valutare una startup il fatto che almeno le persone vicine ai fondatori abbiano deciso di metterci dentro del denaro: se neppure loro hanno avuto fiducia, perché mai dovrebbe farlo un estraneo?

Per chiedere aiuto a genitori, parenti generosi o amici entusiasti non serve sicuramente un articolato business-plan, ma è buona cosa rispettare alcune regole  semplici e di buon senso *:

1)    ESSERE APPASSIONATI, MA REALISTI

Chi ascolta deve percepire l’impegno e la convinzione del neo-imprenditore, ma deve essere avvertito del fatto che la possibilità del fallimento esiste ed è statisticamente frequente.

2)    POTER CONTARE SU “FINANZE IN SURPLUS”

Mamma e papà non devono “togliersi il pane di bocca” per assecondare i progetti dell’erede, altrimenti il gioco diventa troppo pericoloso.

3)    ESSERE PROFESSIONALI NEL TRATTARE L’AFFARE

E’ opportuno comportarsi online casino come se si fosse di fronte a VC o a Business Angels e quindi mettere per iscritto le condizioni di quello che deve essere un vero e proprio prestito.

4)    COLLEGARE IL RIMBORSO DEL PRESTITO AL CASH FLOW

Meglio prevedere di rimborsare gradualmente man mano che si genera cash flow, anche fissando subito una percentuale, piuttosto che pianificare rigidi schemi di pagamento.

5)    RICORDARSI DI RIMBORSARE E RINGRAZIARE

Di prestito si tratta e i prestiti si rimborsano!

3FNon bisogna trascurare un’ implicazione importante e a volte problematica delle 3 F: anche se le somme non sono consistenti, le aspettative elevate di parenti e amici possono concretizzarsi in estenuanti ingerenze nella gestione della startup, con consigli non richiesti e malumori crescenti che possono portare alla rottura della relazione.

Se “chiedere” non è nelle corde del neo-imprenditore e si può contare  sul salvadanaio personale, si opta per il  BOOTSTRAPPING, che significa letteralmente “ tirarsi su dalle stringhe degli stivali”, in pratica sostenersi solo con i propri mezzi.

In questo caso l’attenzione ai costi dovrà essere scrupolosa e il team dei pionieri dovrà concentrarsi sull’obiettivo di entrare nel mercato il prima possibile, con una versione base del prodotto/servizio: per ritocchi e optionals  si potrà aspettare.

Altri stratagemmi utili per risparmiare: condividere l’ufficio con altre aziende o crearlo a casa propria e vendere esclusivamente tramite e-commerce.

Fino a che la startup non si sarà affermata, è saggio non abbandonare il proprio posto di lavoro o prevedere una fonte di reddito alternativa, fosse anche un’occupazione temporanea o part-time.

Può succedere infatti che il neo-imprenditore focalizzi  la propria attenzione solo sulla crescita della propria azienda, senza tenere sotto controllo la propria situazione finanziaria, finendo per comprometterla in nome dello sviluppo.

Ma attenzione, perché, come scrive su Forbes Wil Schroter**, “il business può sopravvivere a un mese di inattività , mentre non si può sopravvivere un mese senza mangiare”.

Meditate, startupper, meditate!

 

(Cfr. “Don’t hurt friends and family investors who love you” di Martin Zwilling in www.forbes.com e “How to get funding from friends and family” e “Accepting money from friends and family” in www.entrepreneur.com.)

** in  “Startups don’t go bankrupt—Founders do” in www.forbes.com.