Indiegogo, Kickstarter, Eppela: sono tutte piattaforme per l’intermediazione del crowdfunding, una forma alternativa di finanziamento che permette di raccogliere contributi monetari numerosi e diffusi per promuovere un progetto o lo startup di un’impresa.

Si può dividere il crowdfunding in due grandi categorie:

  • Contributi in cambio di reward
    In questo scenario i partecipanti al crowdfunding pagano una somma di denaro in cambio di un servizio o di un prodotto che verrà consegnato solo in seguito alla chiusura del crowdfunding stesso. In alcuni casi l’ottenimento dell’intera somma sottoscritta è subordinata al raggiungimento di un valore soglia (ad es. solo se la campagna supera i 30.000€ raccolti, i promotori otterranno la somma, qualunque essa sia).
    Quasi sempre si tratta di una sorta di acquisto anticipato, come se fosse la prenotazione di un servizio/prodotto che ancora non è in commercio.
  • Contributi in cambio di equity
    Questo secondo scenario vede i partecipanti al crowfunding diventare azionisti dell’impresa finanziata (che in questo modo ovvia alle difficoltà di reperimento di fondi dal mercato dei capitali). Mentre i contributi in cambio di reward sono assimilabili a forme di acquisto, lo scambio di denaro con equity ha implicazioni normative più articolate.

Il crowdfunding in Italia fin qui

Nel giugno 2013 la CONSOB, attuando il decreto Crescita Bis, regolamentava, per la prima volta, il crowdfunding di equity in Italia. Il regolamento consentiva unicamente il finanziamento a imprese registrate come startup innovative e prevedeva la somministrazione di un questionario agli aspiranti investitori, per verificare la loro comprensione di caratteristiche e rischi dell’investimento. Inoltre, onere dell’intermediario (chi riceve dal gestore del portale l’ordine di acquisto dell’equity), secondo questo regolamento, è la verifica dell’adeguatezza dell’operazione al profilo dell’investitore. Una verifica complicata e dispendiosa in termini di tempo. Infine, almeno il 5% dell’equity dell’impresa doveva essere sottoscritta da investitori professionali.

Questa trafila ha, fino ad ora, reso impossibile concludere l’operazione di finanziamento in pochi click online: gli intermediari richiedevano infatti la sottoscrizione di un contratto e la profilazione degli investitori presso la banca di riferimento.

Questo assetto, fortemente vincolante, ha evidentemente costretto il mercato del crowdfunding di equity, con 17 piattaforme autorizzate in Italia, di cui solo 7 risultano attive, con poco meno di 30 progetti pubblicati (un numero risibile in confronto alle 4.248 start-up interessate dall’opportunità) e con soli 4 progetti finanziati (per i quali la quota di sottoscrizione media è di circa 10.000€, a sottolineare che gli investitori che hanno utilizzato queste piattaforme erano con ogni probabilità investitori con già qualche esperienza).

Proprio per intervenire su questo panorama, il 24 marzo di quest’anno è stato convertito in legge il Decreto n.3 del 24 gennaio 2015 che ha introdotto delle misure di snellimento del processo di raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali online. Per attuare questa legge, la CONSOB ha indetto una consultazione con stakeholder prima e con il pubblico in genere adesso.

La consultazione di CONSOB

La parte preliminare della consultazione si è già conclusa e ha coinvolto gli stakeholder più immediatamente toccati dalla riforma del regolamento (gestori di portali, start-up innovative, PMI innovative, risparmiatori, investitori professionali, incubatori, ecc).

La fase ha raccolto consensi intorno alla nuova versione del regolamento che consentirebbe ai gestori dei portali di fare da intermediari (a patto di dotarsi di strumenti adeguati per la profilazione degli investitori), che crea la figura dell’investitore professionale a richiesta (una figura che ovvierebbe alla necessità di trovare un sottoscrittore professionale per il 5% dell’equity) e che consente il ricorso al crowdfunding anche per PMI innovative, organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) e le società che investono in prevalenza in startup e PMI innovative.

Su Italia Crowdfunding potete trovare i commenti al regolamento da parte di alcuni attori di rilievo del mondo del crowdfunding italiano, rappresentativi del punto di vista dei principali stakeholder.

I risultati di questa prima fase della consultazione sono solo preliminari e ci sarà tempo fino all’11 di gennaio per portare il proprio contributo alla sua fase pubblica. Il contributo può passare tramite il portale SIPE della CONSOB o tramite la posta ordinaria (la documentazione va inviata in Via G. B. Martini, 3 00198 Roma).

La promessa di una ricrescita stimolata anche da piccoli investitori ha ancora senso. Serve il contributo di tutti per capire in che direzione muoversi!