È del 25 aprile scorso la notizia, annunciata a The IoD’s Annual Convention, della morte del marketing. Non è il solo a passarsela male, pare, ma gli fanno compagnia i concetti di strategia, di grande idea e di management. Potremmo anche liquidare la dichiarazione come una boutade apocalittica alla ricerca di un vasto pubblico, ma la rilevanza dello speaker, Kevin Roberts – CEO di Saatchi & Saatchi Worldwide, ci obbliga a riflettere sul suo significato.

“Marketing is dead. The role of marketing has changed now. There is nothing new anymore.”

Roberts rileva come, in un mondo interconnesso e globalizzato quale il nostro, ogni novità sia destinata ad estinguersi in un tempo brevissimo e l’azione del marketing sia costretta a un cambio di paradigma: dall’interruzione all’ interazione, dalla proposta di prodotto all’offerta di ispirazione e coinvolgimento per i propri clienti.

Come vi abbiamo già raccontato in altri post (la gestione del CRM per Dell, ad esempio), la comunicazione uni-direzionale azienda-cliente (che mi piace identificare con gli stacchetti musicali, in forma di teatro televisivo, del Carosello) si è definitivamente modificata in un modello multi-direzionale dove il cliente è un utente di servizi e il rapporto con l’azienda è appunto di ispirazione e coinvolgimento.

“Asking about Return on Investment is the wrong question today. You should be asking about Return on Involvement”

Se la metrica corretta per la valutazione dell’azione di marketing non è più il ritorno sull’investimento monetario, ma quello sul coinvolgimento degli utenti-clienti, è necessario che l’azienda comprenda l’importanza di integrare il set delle sue azioni di marketing con interventi appropriati per cogliere questa rivoluzione.

Sull’argomento è uscito il mese scorso un bell’articolo del Tagliablog dal titolo “Perché investire nel Social Media Marketing?”. Colpisce, leggendo i vari consigli per la selezione di un esperto di social media marketing, il requisito dell’ottima conoscenza del marketing tradizionale.

È quindi troppo presto per annunciare la morte del marketing? Oppure la provocazione di Roberts è fondata?

Narrano i resoconti storici che gli araldi francesi, alla morte del sovrano, fossero inviati in ogni angolo del regno a ripetere in ogni villaggio, per tre volte, la celebre frase: “Il re è morto! Viva il re!”. L’intento era ben lontano da una tardiva glorificazione, ma stava a segnalare che pur morta la persona, l’istituzione regale restava salda, incarnata nel nuovo sovrano.

Forse questo è il destino del marketing: una volta celebrati i funerali annunciati da Roberts, non ci abbandonerà completamente, ma vivrà nei principi e nelle potenzialità del social media marketing.

E noi sapremo sfruttare questo cambiamento?