Sull’ultimo numero di Wired ho letto la storia di H Farm, la digital farm del Triveneto: in una bella intervista Riccardo Donadon, il fondatore, racconta di come è nato nel 2005 il progetto del primo incubatore privato italiano.

Donadon ha avuto una VISIONE, ed anche l’architettura del luogo ha in sé qualcosa di visionario: le sale riunioni sono cubi trasparenti in mezzo al verde, ed il luogo di incontro è un vecchio silos di un granaio. Incubatore, hubtecnolgico, acceleratore di impresa: questo ed altro è H Farm.

Cosa significano questi termini?

L’INCUBATORE aziendale “è un programma progettato per accelerare lo sviluppo di imprese attraverso una serie di risorse di sostegno alle imprese e servizi. Gli incubatori variano nel modo in cui forniscono i loro servizi, nella loro struttura organizzativa, e nel tipo di clienti che servono. Il positivo completamento di un programma di business incubation aumenta la probabilità che una start up rimanga in attività per il lungo termine” (fonte Wikipedia).

Gli incubatori non assistono tutte le società: gli imprenditori che desiderano entrare in un programma di business incubation devono richiedere l’ammissione. I criteri di accettazione variano da programma a programma, ma in generale sono ammesse solo le start up dotate di una idea fattibile e una pianificazione di attività percorribile.

Gli HUB TECNOLOGICI (o parchi tecnologici) derivano dal termine inglese hub, che “nella terminologia informatica (letteralmente in inglese fulcro, mozzo, elemento centrale) rappresenta un concentratore, un dispositivo di rete che funge da nodo di smistamento di una rete di comunicazione dati organizzata prevalentemente con una topologia a stella”.

Applicato alle aziende, il concetto di hub tecnologico differisce dall’incubatore poiché il secondo serve prevalentemente le start up, mentre i parchi tecnologici“tendono ad essere grandi progetti che ospitano dalle grandi società agli enti governativi o laboratori universitari fino alle imprese di dimensioni molto piccole.

La maggior parte dei centri ricerca e dei parchi tecnologici non offre alle aziende servizi di assistenza, che sono il segno distintivo di un programma di business incubation. Tuttavia, molti centri ricerca e parchi tecnologici ospitano programmi di incubazione”.

Gli ACCELERATORI d’IMPRESA, infine, sono molto simili agli incubatori: per esempio l’Acceleratore d’Impresa del Politecnico di Milano definisce il suo ruolo come “sviluppo e sostegno dell’imprenditoria tecnologica innovativa, che ha inizio con lo scouting di idee imprenditoriali. Un dinamico team di tutor qualificati è a disposizione e accompagna i proponenti i progetti imprenditoriali e le start-up incubate, garantendo loro consulenza operativa alla creazione d’impresa”.

Ritorniamo dunque a H Farm, che è un insieme di questi tre elementi, poiché coloro che entrano vogliono far crescere la loro idea: è una comunità in cui si interagisce e si comunica, spesso in modalità “pitch mode”, che corrisponde al concetto di “elevator pitch” di cui abbiamo parlato in altri post (un discorso breve e asciutto, della durata massima di cinque minuti, come un corsa in ascensore-elevator-, che ha l’obiettivo di convincere gli interlocutori della validità della idea).

Riccardo DonadonIn H Farm il periodo di incubazione va dai 36 ai 48 mesi: l’obiettivo è quello di rendere la nuova impresa economicamente autosufficiente. Il fondatore di Linkedin ha definito H Farm “un pezzo d’Italia che funziona”. Tra i casi di successo di H Farm c’è Zooppa.com, una piattaforma di social advertising in cui la pubblicità può essere creata direttamente dagli utenti. Oppure Grow the Planet, una social web application dedicata agli appassionati e professionisti dell’orticultura.

Tra i servizi offerti da H Farm alle start up c’è anche la possibilità di avere consulenze di marketing,su come costruire una brand identity e come ottenere una buona visibilità online. Spesso le start up, una volta decollate, rimangono fisicamente in H Farm, che sta diventando una sorta di distretto, un luogo fisico di incontro di compratori, investitori, imprenditori interessati.

Confrontando H Farm con OFF, possiamo affermare che le Officine Formative hanno alcune specificità distintive rispetto ad altri servizi perstartupper. OFF non è una startup schoolperché offre formazione a tutti quelli che hanno un’idea valida e vogliono trasformarla in un business; OFF non è nemmeno un acceleratore d’impresa, sebbene offra assistenza alla realizzazione dell’azienda, poiché non chiede percentuali di partecipazione al capitale societario.

Possiamo definire OFF un PRE-INCUBATORE, in cui i partecipanti possono beneficiare di un percorso di formazione qualificata per imparare a realizzare la propria idea.

OFF è anche uno spazio di COWORKING: il coworking “è uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un’attività indipendente. L’attività del coworking è il raduno sociale di un gruppo di persone che stanno ancora lavorando in modo indipendente, ma che condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con persone di talento.

Molti di coloro che partecipano al coworking sono anche partecipanti dei BarCamp e di altre attività connesse alle tecnologie open source” (fonte Wikipedia).In questo spazio sono presenti startupper con aziende a diversi livelli di maturità.

OFF ospita anche eventi di “teaming” con la presenza di esperti del settore, ed una platea diinterlocutori qualificata a cui presentare il proprio business plan.

Le due realtà sono dunque complementari, e rappresentano un validissimo supporto per i giovani startupper.

 

(Foto di Toscanalab)