L’innovazione è un utile strumento per crescere, oggi è il nostro mantra.

Ma attenzione al multiforme cambiamento in corso nella geografia economica dell’innovazione. Lo spazio si curva sotto la massa della domanda mondiale di brevetti, salita da 800mila richieste nei primi anni 80 del secolo scorso a 1,8 milioni nel 2009, secondo i dati resi noti dal World Property Report 2011.

Con le royalties e le licenze dei diritti di proprietà intellettuale in vertiginosa ascesa – le loro entrate ammontavano a 2,8 miliardi di dollari nel 1970, a 27 nel 1990 e a 180 nel 2009 – le imprese che operano nei mercati della conoscenza estendono incessantemente il loro raggio d’azione.

Geografia dell’innovazione

Pur sempre in forte pendenza dal lato dei Paesi ad alto reddito, lo spazio delle spese in R&S (per il 70% coperte da questi Paesi e raddoppiate a valori costanti tra il ’93 e il 2009) vede la sua inclinazione iniziare a scivolare verso il lato opposto, occupato dai Paesi a basso e medio reddito le cui spese in R&S nello stesso periodo sono aumentate, soprattutto sotto la spinta della Cina, di 13 punti percentuali.

Mentre l’innovazione è sempre più internazionale, con le imprese che disseminano i loro centri di ricerca in diverse nazioni, è in corso “la deriva dei continenti” della R&S.

Il continente Input si è congiunto con la piattaforma dell’Unione europea. L’altro, il continente Output, si è agganciato alla piattaforma americana.

Il continente Input

A sua volta, come mostra l’Innovation Union Scoreboard 2011, la Ue appare divisa in tre tronconi che raggruppano, rispettivamente, i Paesi leader dell’innovazione, i seguaci e gli innovatori moderati.

In cima alla graduatoria dei campioni troviamo due Paesi, Svezia e Danimarca, fuori dall’eurozona.

Seguono Germania e Finlandia. L’Italia, prima tra i moderatamente innovatori, precede gli altri tre Paesi mediterranei.

Queste gerarchie riflettono la configurazione del terreno di Input, che convoglia nella formazione della graduatoria spese di ricerca, brevetti depositati, scienziati e ricercatori occupati, pubblicazioni scientifiche, collaborazioni tra imprese e altri importanti indicatori che entrano nel processo d’innovazione.

Il continente Output

Diversamente dalla piattaforma della Ue, quella americana si adegua alla conformazione del suolo di Output che esalta la capacità di trasformare le idee innovative in prodotti e servizi di successo nei mercati.

Gli indicatori da privilegiare sono allora l’imprenditorialità e la disponibilità di capitali di rischio.

Per quanto in Svezia siano forti gli input di innovazione, la metrica dell’output, secondo il Barometro 2012 dell’innovazione globale messo a punto dalla General Electric (Ge), non assegna il primato europeo agli scandinavi, bensì ai tedeschi.

 

(Fonte: Il Sole24Ore)