Integrazione dei cervelli per informazioni professionali

La possibilità di utilizzare mezzi diversi per fare informazione professionale pone le basi per un’ integrazione dei cervelli a livello aziendale. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Sulla rivista Problemi dell’informazione, edita da Il Mulino, qualche tempo fa è stato pubblicato un interessante articolo* sul nuovo modo di fare informazione professionale: a tutti i livelli infatti le aziende devono adeguarsi a nuove forme di comunicazione e a nuovi strumenti tecnologici, che stanno cambiando profondamente il mondo dell’informazione e dell’editoria di contenuti.

“Il ritmo di innovazione non rallenterà perchè le tipologie di contenuti e le piattaforme di distribuzione continueranno a moltiplicarsi” si afferma in premessa.

Oggi le informazioni sono accessibili da molteplici strumenti, e spesso si utilizzano differenti device a seconda del momento, della fruibilità, delle abitudini.

In questo senso l’informazione professionale deve adeguarsi allo strumento scelto: l’informazione on line è – e deve – essere differente rispetto a quella cartacea, a quella video, a quella mobile etc.

L’integrazione necessaria, in questo senso, è quella dei cervelli, ovvero “la coscienza, nelle redazioni dei giornali come nelle aziende, che diversi possono essere i modi, i tempi e le piattaforme con i quali ci si mette in relazione con il proprio pubblico”.

Cosa intendiamo per integrazione dei cervelli all’interno delle aziende?

1) La predisposizione al multitasking, cioè la disponibilità a sperimentare diversi mezzi di comunicazione con clienti/utenti, ferma restando la necessità di veicolare un messaggio unico, coerente ed omogeneo;

2) Attuare una successiva specializzazione delle competenze, intesa come valore da perseguire e tutelare per qualificare le specifiche capacità narrative delle diverse piattaforme/device;

3) Per le aziende è importante veicolare “contenuti non occasionali o puramente tecnici, ma strutturati, permanenti e fortemente orientati a consapevoli obiettivi didattici”. In sostanza le aziende devono comprendere che i clienti desiderano una informazione costante, aggiornata, permanente, formativa;

4) Aprire le aziende alle nuove forme di produzione informativa, generate dagli utenti/clienti: questo vale in generale per tutte le aziende, che devono accogliere e valorizzare gli UGC, User Generated Content, dei quali abbiamo parlato anche in questo articolo (rif. articolo precedente).

Anche nelle redazioni giornalistiche non si può ignorare il valore dei contenuti generati dagli utenti e postati su specifici siti: penso per esempio a www.youreporter.it, che in situazioni di crisi, di catastrofi naturali, riesce a fornire una informazione costante ed aggiornata, avvalendosi di filmati girati dagli stessi cittadini.

Si parla in questo caso di citizen journalism, che si basa sulla capacità degli utenti di documentare eventi e dar loro una prima evidenza.

In questa “rivoluzione copernicana” delle informazioni, dobbiamo evidenziare anche il ruolo del c.d. data driven journalism, ovvero una tipologia di informazione che “prevede articoli, servizi, inchieste basati sul trattamento e la gestione di enormi quantità di dati, e sull’offerta degli stessi all’analisi diretta dei lettori”, in base alle preferenze espresse.

Mi spiego meglio: data l’enorme mole di dati a disposizione, esistono oggi servizi che consentono di selezionare informazioni, dati e fatti più rilevanti per l’utente e di organizzarli in modo chiaro ed intellegibile in base ad alcune preferenze espresse.

Un caso esemplare in questo senso è Google Reader, che consente di organizzare in un’unica pagina tutte le informazioni selezionate dall’utente, aggregandole e riportandole in modo chiaro evidenziando gli aggiornamenti in real-time.

 

 

*Un estratto dell’articolo è disponibile anche sul sito online de La Repubblica