Oggi è il secondo Paese dopo gli Stati Uniti per numero di imprese quotate al Nasdaq. Ha la densità di startup più alta al mondo (una ogni 1.844 cittadini) con un livello di venture capital due volte e mezzo quello degli Stati Uniti. Il mito biblico della laboriosità del popolo ebraico non si smentisce e porta il paese alla rinascita, sorridendo ai giovani alla faccia della crisi.

C’è chi lo chiama il Miracolo Israeliano, perché, come spesso accade, ci si sorprende nel vedere che i vicini se la cavano meglio di noi e dobbiamo per forza attribuire a congiunture astrali favorevoli o a fenomeni paranormali la fortuna degli altri. In realtà non ci sfiora mai il sospetto che a determinare gli eventi siano sì un po’ di fortuna, ma anche scelte sagge e ponderate, lungimiranza, innovazione e capacità di trasformare le minacce in opportunità. Ed è questo il caso di Israele.

Giusto per darvi qualche dato, il piccolo stato di Israele ha un livello d’ investimento due volte più grande degli Stati Uniti, 30 volte maggiore di quello europeo e 80 volte quello cinese. Dopo gli U.S.A è il secondo paese per numero di imprese quotate al Nasdaq. Insomma, ecco a voi la Startup Nation.

La ricetta israeliana è datata 1993 e ha un nome: Yozma, (“iniziativa” in ebraico), un programma che, grazie ad accattivanti sconti fiscali, ha inondato il paese di capitale d’ investimento favorendo così la creazione di migliaia di startup tecnologiche nel giro di poco tempo. Nell’arco della sua durata (5 anni) il programma ha rivoluzionato il paese permettendo così ad Israele di diventare una nazione modello in campo di innovazione. A contribuire al boom dell’economia israeliana è stata poi l’immigrazione massiccia dall’ex Unione Sovietica, che ha fatto arrivare nel paese individui altamente specializzati soprattutto in ambito scientifico e tecnologico

Ma come ci insegnano chimici illustri, affinché una reazione abbia luogo bisogna avere un “milieu” adatto, ossia tale da favorire l’intreccio di legami delicati e complessi. Israele ha trovato il proprio milieu in un’ istituzione portante della storia e della vita stessa della nazione: l’esercito.

Israele

Il paese, infatti, si trova da sempre a dover affrontare la necessità di avere un esercito permanente e preparato. A questo si aggiunge una realtà demografica ridotta. I due elementi coesistono grazie a un sistema di riserve e richiami annuali che costituiscono un aspetto peculiare della società israeliana. Attraverso l’addestramento militare le gerarchie si rimescolano, per cui non è inusuale che un manovale sia capo del proprio datore di lavoro o che un nipote addestri lo zio.

Le dinamiche relazionali sono profonde e vanno a costituire il network su cui poi si basa l’intera attività professionale.

Ma allora cosa differenzia Israele da paesi come Singapore o Corea che, pur condividendo aspetti molto simili, non godono di un eguale sviluppo economico? La risposta risiede nell’atteggiamento di fronte al fallimento.

Se l’Asia rispecchia la società della “vergogna” dove il fallimento è disonore, al contrario la cultura ebraica percepisce il fallimento come rischio naturale, una possibilità preventivata nel momento stesso in cui ci si mette in gioco e un opportunità per ripartire con più esperienza.

Il messaggio sembra così evidente: non c’è niente di male a perdere di tanto in tanto. Il trucco è che non diventi un’abitudine.

Se all’inizio dell’articolo abbiamo voluto mettere in guardia il lettore dalla tentazione di porsi in maniera acritica e scettica di fonte ai successi altrui, risulta però chiaro pure a noi che, anche in questo caso, un aspetto fondamentale e, spesso inspiegabile, è entrato in gioco: quello che i libri di economia chiamano “chance”.

Non tutto può essere spiegato da variabili economiche e grafici.  A volte un paese deve grazie anche alla sua eredità storica e culturale, che, se supportata da saggezza e intraprendenza, può contribuire a creare qualcosa di grande. 

E grande è la storia che Israele ci ha raccontato.

 

Per i più curiosi…

ecco un elenco di startup Israeliane di successo:

–          Better Place: la start-up di Shai Agassi, che propone un metodo per diffondere sempre più le automobili elettriche aggirando il problema dei costi delle batterie.

–          Face.com: startup appena acquistata da Facebook che permette il riconoscimento attraverso i tratti somatici. Basta tag! Ora sarà tutto automatico.

–          Mirabilis: tra i primi a creare un sistema di instant messaging. Attiva in Israele da 1996.

–          Jinni: la startup che ha brevettato il motore di ricerca su cui si basa Google TV.up . Ha sede a Tel Aviv ed è stata creata nel 2006 da Yossi Glick.

–          Fraud Science: startup contro il terrorismo creata per essere in grado di individuare minacce reali attraverso una piattaforma di sicurezza informatica

–          Wibbitz: una nuova ed insolita esperienza visiva. La startup ha creato un’applicazione che permette di trasformare i contenuti di un sito in video.

–          Bizzabo: una startup che ha reinventato il networking con un’applicazione ormai diventata un must.

–          Magisto: Fare video e montarli non è mai stato così divertente.

–          Fooducate: Un’applicazione intelligente per aiutare a mangiare meglio. Scansionando il codice a barre del prodotto è possibile ottenere informazioni utili. La nuova era della realtà aumentata.

Per il suo costante impegno nel campo dell’innovazione e della tecnologia Israele è anche diventato il paese d’elezione di grandi multinazionali come Google, IBM e Procter&Gamble, giusto per citarne alcuni.

 

Foto di copertina di Daniele Giovannoni
Foto di Zachi Evenor