Al World Wide Rome, alle undici di mattina, comincia a parlare Chris Anderson: il live twitting si fa incandescente, l’hashtag#makers12 è al secondo posto nei trend topic del giorno, dopo il compleanno dell’Inter.

Negli Stati Uniti, nel 2011, più della metà dei nuovi posti di lavoro è stata creata da società che hanno meno di cinque anni di vita, quindi start up, o società molto recenti. Questa è l’unica strada possibile anche per l’Italia, per creare nuova occupazione. Anzi, è la più grande opportunità che abbiamo di creare nuovi posti di lavoro.

Chris Anderson comincia affermando che è diventato un maker grazie a Massimo Banzi ed al Progetto Arduino: prima di Banzi solo le grandi aziende potevano essere dei maker, ma Arduino ha reso la tecnologia disponibile ed accessibile per tutti.

Chris Anderson

Questa accessibilità ha permesso di liberare energie creative incredibili, e ha contribuito fortemente alla creazione di un “movimento dei makers”. In questa prossima Rivoluzione Industriale l’Italia avrà dunque un ruolo fondamentale, non da spettatore.

In questi ultimi venti anni il Web ed il PC hanno creato un nuovo modo di lavorare, di innovare, di collaborare: il modello del web si basa infatti proprio sulla condivisione e sulla innovazione continuativa. Nessun modello industriale tradizionale del XX secolo ha generato più innovazione del web.

Ora è il momento di fare un passo avanti, e di conoscere il mondo delle cose (Internet of Things) , che può davvero cambiare la nostra economia. Anderson parla di una “coda lunga delle cose”, riferendosi alla sua celebre teoria della Long Tail. Per raggiungere una reale Open Innovation, si devono utilizzare i modelli della co-creation, delle community, della tecnologia open source, del crowdfunding, delle peer production.

In particolare la “coda lunga delle cose” permette la creazione di prodotti ed oggetti specifici, di nicchia, che vengono co-creati da utilizzatori e makers. “Noi insieme possiamo fare di più dei giganti industriali del XX secolo”, e l’affermazione ha un forte impatto sulla platea. La creazione di prodotti di nicchia consente di raggiungere nuove frontiere del business: “Se trovate in Rete diecimila persone interessate al vostro prodotto, allora avete un business, avete un mercato” afferma Anderson.

Utilizzando Internet dunque è possibile raggiungere nuovi mercati, creare un nuovo modello di distribuzione ed un nuovo modello di fabbricazione e produzione. Questo cambiamento rappresenta la terza rivoluzione industriale.

Quali sono state le altre due “rivoluzioni”?

Secondo Anderson, la prima rivoluzione industriale è coincisa con la creazione delle grandi fabbriche, nelle quali il capitale umano veniva potenziato dalle macchine. Una conseguenza della industrializzazione è stata la totale centralizzazione, la concentrazione prodotta dalle grandi fabbriche, lo spostamento dalle campagne alle città.

La seconda rivoluzione industriale è rappresentata dalla evoluzione delle informazioni, e soprattutto dalla democratizzazione dei mezzi tecnologici: il primo Mac nel 1984, la prima stampante laser nel 1985. Anderson descrive questi mezzi come “tools of creation”.

Anche l’informazione e l’editoria sono stati rivoluzionati: con lo sviluppo e la diffusione del web e dei blog si sono affermati nuovi “tools of distribution”, ovvero strumenti di diffusione di informazioni. Con il blog ognuno può potenzialmente raggiungere un pubblico planetario.

Ed arriviamo alla terza rivoluzione: si scoprono nuovi tools of creation, come la stampante tridimensionale (3D), che consente di creare un intero mondo. E’ la vera liberazione della creazione: con la stampante 3D si può fabbricare realmente qualunque cosa appaia sullo schermo, e si può replicare il processo più volte, all’infinito.

Si scoprono anche nuovi tools of distribution: Anderson cita i casi di Alibaba(www.alibaba.com) e TradeManager, piattaforme nelle quali si può lavorare ed interagire con i grandi produttori ed essere remunerati mediante Paypal. Ognuno può essere un produttore, un maker, poiché può creare con un semplice click del mouse.

Ma ci sono luoghi fisici nei quali i makers possono incontrarsi, scambiarsi informazioni?

Chris Anderson parla dei TECH SHOP, lo spazio dei makers: sono come degli Hub, specificatamente dedicati ai makers. Nei TechShop, molto diffusi in Usa ed in California, i makers trovano training (formazione), possono condividere l’utilizzo di macchinari costosi, pagando una quota di iscrizione mediamente bassa, possono soprattutto incontrarsi e scambiarsi informazioni.

E in Italia?

Grazie a Massimo Banzi si sta creando un primo spazio dei makers intorno al Progetto Arduino: si tratta delle Officine Arduino a Torino, un bellissimo progetto che sarà presentato nel pomeriggio da Enrico Bassi.

Per approfondimenti su Officine Arduino, vi rimando a due articoli di Wired Italia: il primo di gennaio 2012

http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2012/01/31/office-arduino-open-software-fablab-19253.html

ed il secondo di febbraio, quando è stato inaugurato lo spazio fisico di Officine Arduino

http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2012/02/17/inaugurazione-officine-arduino-torino-13968.html

Chris Anderson conclude il suo speech di quaranta minuti con il racconto di come ha trovato ed ingaggiato il suo principale collaboratore nel progetto dei droni, prodotti e venduti su Internet a 300 dollari, utilizzando la tecnologia open source di Arduino. E’ un ragazzo messicano che all’epoca aveva 19 anni.

Il metodo che ha utilizzato per reclutare le menti migliori è stato semplice ma assolutamente innovativo e rivoluzionario: ha creato una comunità di utenti appassionati di elicotteri telecomandati, ed ha chiesto loro di sviluppare nuovi prodotti.

Nella community ha incontrato moltissimi “ragazzi intelligenti e liberi di cambiare il mondo, che sono connessi ad Internet e molto attivi in Rete”. “Quel ragazzo è venuto da me animato da una forte passione, e dal desiderio di farmi vedere quello che sapeva fare (…) Aveva rispetto per la community e le sue regole non scritte, ovvero la condivisione delle informazioni e la collaborazione”. Oggi quel ragazzo è l’amministratore della azienda di Chris Anderson che produce i droni.

Anderson conclude dicendo: “Il futuro dell’innovazione è riposto nelle persone intelligenti, che sono libere di seguire le loro passioni e di cambiare il mondo”. Giovani makers, giovani startupper che possono immaginare un nuovo mondo.

Grazie a Chris Anderson anch’io ho visto un mondo nuovo, che si è aperto davanti ai miei occhinei quaranta minuti in cui ha parlato.

Nella prossima puntata vi parlerò di Massimo Banzi, di Arduino e di molto altro ancora.

 

(Foto:http://www.domusweb.it)

(Foto:http://carlottabalena.wordpress.com)