Al World Wide Rome Massimo Banzi presenta il Progetto Arduino

Il suo speech è stato il più sorprendente ed applaudito. Massimo Banzi è una persona semplice, dai modi informali, che parla del suo progetto, conosciutissimo in America ed ancora misconosciuto in Italia.

Comincia a parlare di sé dicendo che spesso si fanno scelte illogiche, ma che portano sempre a qualcosa di interessante. Ci racconta di come è arrivato in Inghilterra e poi è tornato ad Ivrea, ad insegnare per cinque anni all’Interaction Design Institute.

Lì è nato il Progetto Arduino. Ci spiega che l’interaction design è progettare e costruire oggetti che funzionino davvero: l’oggetto deve parlare al suo utilizzatore con il suo linguaggio.

Poi cita velocemente una frase di Steve Jobs che non conoscevo: “I computer sono come una bicicletta per la mente”. E ci racconta che il primo Arduino è nato per essere distribuito gratuitamente a tutti.

Ma cos’è Arduino?

Arduino è una piattaforma di prototipazione di software: l’hardware ha una licenza libera, mentre il software è open source. Solo il nome è protetto da un marchio: chi utilizza Arduino può farlo liberamente, può modificarlo, migliorarlo, integrarlo, purchè rimanga il nome Arduino.

Il successo di Arduino si basa su una comunità online molto numerosa ed attiva, che crea tutorial e video per aiutare altri utenti. Tutto è molto spontaneo e basato sulla reciprocità.

Oggi Arduino è presentato da duecento distributori in 48 paesi, e in seimila negozi in USA. Anche il famoso MIT di Boston utilizza in alcune sue apparecchiature un pezzo di Arduino. Ci parla della stampante 3D Ultimaker, la stampante 3D europea (e nel corso della giornata vedremo molti esperimenti di stampante tridimensionale).

Dato l’enorme successo di Arduino in America, il desiderio di Massimo Banzi era quello di farlo conoscere in Italia, creando uno spazio di co-working collaborativo. Questo è stato possibile in un pezzo di una ex fabbrica della Fiat a Torino, che è stato messo a disposizione dalla città per dare una sede alle Officine Arduino, nate su modello dei FabLab americani, dei Makerspace di cui parlava Chris Anderson.

Le Officine, aperte il 17 febbraio, sono uno spazio da utilizzare e da condividere: Banzi chiude il suo discorso dicendo “andate a visitare questo spazio, e clonatelo, clonatelo!”. La diffusione e la condivisione, la replicazione di un modello collaborativo: questo è il mondo dei makers, il Nuovo Mondo.

Massimo Banzi ha tenuto il suo discorso in maglietta, e sulla sua maglietta c’era una parola che non avevo mai sentito, ma che lo rappresentava in pieno: “Thinkering”.

E così ho scoperto che thinkering è un neologismo composto da “Thinking” e “Tinkering”:thinking significa pensiero, mentre tinkering letteralmente vuol dire armeggiare. La parola thinkering dunque significa “pensare a qualcosa armeggiando con gli oggetti relativi al problema in esame”.

Su Urban Dictionary ho trovato questa definizione: “un pensiero di solito senza guida, esplorativo ed individuale, che spesso rappresenta un buon modo di esplorare aspetti di problemi complessi, o di trovare soluzioni non ovvie, non scontate, inusuali. Insomma, una forma attiva di pensiero”.

Quindi, cari startupper, adottate il THINKERING come una vostra filosofia di pensiero e di azione!

Dopo Massimo Banzi ho sentito l’intervento di Simona Maschi, direttrice del CIID, Copenaghen Institut of Interaction Design, una scuola che accoglie ogni anno venticinque studenti, in un anno di intenso studio, ma soprattutto di intensa attività manuale. Gli studenti fanno, producono, costruiscono moltissime cose, oggetti, fanno prototipazione hardware e software, e soprattutto fanno teamwork.

Il sistema di insegnamento si basa infatti sul “peer-to-peer-link”, sulla connessione tra pari, nella convinzione che ogni persona può insegnare qualcosa agli altri, senza necessità di professori o docenti tradizionali. Futuristico? No, è il presente.

Al CIID non c’è una faculty rigidamente organizzata, perché questa rigidità comprimerebbe le energie creative: c’è invece un forte contatto con la realtà, con il mondo reale, reso possibile attraverso le collaborazioni ed il lavoro di consulenza che il CIID svolge per le imprese.

Tra i vari progetti elaborati, mi ha colpito moltissimo un progetto Toyota che si chiama “Window to the world: l’idea si basa sul concetto secondo cui il viaggio in auto nel prossimo futuro potrà stimolare il senso di gioco, di esplorazione e di apprendimento.

 

 

Questo il video di presentazione:

 

Simona conclude dicendo che per le piccole e le grandi imprese è importante “ridurre il tempo tra il pensare, il fare ed il produrre”. Solo in questo modo si potrà realmente innovare, costruire il futuro.

Con questo intervento chiudo il mio diario di viaggio di World Wide Rome, rimandando ad altri post un’analisi più approfondita di alcune start up che si sono presentate durante la giornata, e che meritano uno spazio più ampio.

Viva la rivoluzione dei makers!

 

 

(Foto copertina di worldwiderome)