I modelli collaborativi si stanno diffondendo sempre di più nelle aziende

L”obiettivo dei modelli collaborativi è quello di ricercare e sviluppare nuove idee per il business.

Proseguiamo nel nostro viaggio vero la Social Innovation parlando delle piattaforme sociali: molte aziende orientate al Social Business hanno creato piattaforme basate sul crowdsourcing per coinvolgere i dipendenti in “un processo aperto, collaborativo di ricerca e sviluppo di nuove idee”.

Oltre al classico scouting di nuove idee, la tendenza più recente prevede tecniche d’ ingaggio innovative, basate sul gaming e gamification, che rappresentano “un vero e proprio valore aggiunto per incrementare la partecipazione ed il coinvolgimento dei clienti”.

Cos’è il gaming o gamification?

Cominciamo sempre dalla definizione di Wikipedia: “La gamification (o ludicizzazione) è l”utilizzo di meccaniche, dinamiche e modi di ragionare tipici dei videogiochi all”interno di prodotti non ludici allo scopo di creare engagement, fidelizzazione e risolvere problemi.

La gamification si applica in ambienti fuori da un contesto ludico, ed in particolare nel web orientato al consumo e nei siti per dispositivi mobili, per incoraggiare le persone ad usare le applicazioni.

Queste tecniche dovrebbero spingere le persone a modificare abitudini e comportamenti spostandosi da un Punto A (sfera di interesse personale) ad un Punto B (sfera di interesse del prodotto)”.

L’idea di integrare nei siti web piccoli giochi a punti, con premi, reward e riconoscimenti, è un modo fantastico anche per raccogliere nuove idee: gli startupper per esempio potrebbero utilizzare tecniche di gaming per coinvolgere gli utenti o potenziali clienti nel promuovere la marca, il prodotto o servizio nuovo che si presenta.

Gli utenti infatti, sono solitamente entusiasti all’inizio di poter partecipare ed esplorare queste piattaforme sociali, sviluppando in modo collaborativo nuovi prodotti, idee, contenuti. Dico “inizialmente” perché è molto importante l’industrializzazione, ovvero la realizzazione delle idee (la fase di exploit di cui abbiamo parlato nel precedente post) per continuare a mantenere l’interesse degli utenti.

E’ questo il vero ROI dell’investimento in Social Innovation: raccogliere nuove idee, valutarle e poi realizzarle. Se ci si fermasse solo alla fase della generazione delle idee si replicherebbe lo stesso approccio della c.d. cassetta delle idee, la “Suggestion Box” di cui abbiamo parlato in post precedenti.

La vera novità risiede dunque nel passaggio dalla esplorazione alla implementazione delle idee: questo passaggio è favorito da alcuni individui-chiave che possano porsi come un ponte tra le community di explorers e quelle di exploiters.

Gli explorers devono dunque essere online casino “dinamici, flessibili, aperti, capaci di sperimentare ogni opportunità nel modo più creativo possibile”; gli exploiters devono avere “connessioni a maglia molto più stretta e chiusa, requisito fondamentale per poter portare rapidamente e in modo efficiente un prodotto dal foglio di carta al mercato”.

In sostanza, devono essere dei decisori, avere un minimo di margine discrezionale, per poter industrializzare le idee, dopo averle prototipate.

Questa articolazione può non avvenire nelle aziende più piccole o nelle start up, dove gli startupper sono allo stesso tempo innovatori, creatori di idee e decisori: in una fase successiva è però importante attivare questa distinzione di funzioni, per lasciare uno spazio di creatività ai generatori di idee, e uno spazio decisionale ai realizzatori delle idee stesse.

In una organizzazione più articolata, il “comitato di selezione”, quello che opera nella fase di evaluation, dovrebbe rappresentare una evoluzione della classica funzione di “gate keeper”, per assumere il ruolo di “idea broker”.

Spieghiamoci meglio, esaminando un caso (case history) di piattaforma di Social Innovation di una azienda in Gran Bretagna:

1) Prima fase:

Brainstorming collettivo, con generazione di nuove idee. In questa fase è essenziale che le piattaforme siano dotate di meccanismi di endorsement (il like) di ranking, (le stelline per esempio). Nell’azienda esaminata, si è rilevata una intensa attività degli utenti su tutte le idee, sia su quelle che sarebbero poi state approvate, sia su quelle che poi sono state accantonate; in un secondo momento, le idee ritenute più valide dagli utenti hanno registrato interazioni sempre più intense, a discapito di idee abbandonate.

Le idee “vincenti” sono state quelle che avevano in comune caratteristiche simili in termini di network, ovvero di collaborazione tra utenti.

2) Seconda fase:

Valutazione delle idee. In questa fase si distinguono i supporter alle idee, coloro che sostengono una idea piuttosto che un’altra, e gli “idea connectors o brokers”, quelli cioè che abbandonano il classico ruolo di “gate keeper” a favore di un ruolo più collaborativo e di ponte tra i generatori ed i realizzatori. Il “gate keeper” era colui o coloro che fungevano da barriera, da freno alla moltitudine di idee, rappresentando un gate di approvazione.

Gli idea brokers sono invece coloro che supportano ed accelerano l’implementazione delle idee, esaminando quelle che sono in grado di generare un maggiore coinvolgimento delle persone.

Pensateci, è una prospettiva del tutto nuova: le idee migliori non sono scelte da un ristretto comitato di esperti, ma sono valutate in base al maggiore o minore coinvolgimento e gradimento della base, oltre che nella loro effettiva realizzabilità.

Questa è Innovazione Sociale!

3) Terza fase:

Valutazione della realizzabilità. Le idee, selezionate con questa modalità innovativa, vengono portate avanti attraverso il network di coloro che beneficeranno maggiormente della loro realizzazione o implementazione, secondo la “logica pull”, che abbiamo spiegato in precedenza.

Questo è un processo molto trasparente, che fornisce un maggiore senso di appartenenza ai progetti (ownership) ed un maggiore senso di affidabilità, perché si percepisce un criterio maggiormente meritocratico di avanzamento delle idee.

Anche questo è un concetto estremamente nuovo e dirompente : si parla a questo proposito di anche di “disruptive innovation”.

4) Quarta ed ultima fase:

Realizzazione. Per non essere “social a metà” le idee selezionate e valutate devono essere realizzate: può essere utile in questa fase procedere a piccoli passi (step by step), con sperimentazioni su alcuni utenti test, su alcuni prodotti o clienti pilota, e poi estendere l’idea a tutti. Nel web abbiamo parlato di questa tecnica con i beta- test o versioni beta dei siti (si veda il post sulla userexperience di un sito web).

Per concludere, cari startupper, vi segnalo il caso di una iniziativa italiana di Social Innovation, che funziona molto bene e sta generando ottimi risultati.

E’ un progetto molto accattivante e coinvolgente, che racchiude in sé tutte le caratteristiche appena descritte: si tratta del sito www.ideatre60.it, che vi consiglio davvero di visitare, per la varietà di iniziative, per la qualità deli contenuti, e per la effettiva realizzazione delle idee.

Se invece volete approfondire il tema della Social Innovation, vi consiglio di leggere il “Libro Bianco sull’Innovazione Sociale”, scaricabile gratuitamente da questo link.

Vi consiglio di soffermarvi sull”iniziativa Societing, voluta e creata da un gruppo di studiosi tra i quali Giampaolo Fabris, recentemente scomparso, del quale abbiamo parlato in altri post.

Nel sito Societing si parla di crowdsourcing, di economia green, di gamification e di molto altro. Buona lettura, e al prossimo viaggio!