MySmark, trarre più valore dalle rete di utenti.

Per il ciclo delle interviste di OFF oggi vi presento Nicola Farronato, che ha fondato MySmark.

Si tratta di un vulcanico imprenditore e startupper che ho incontrato recentemente, ma che mi ha colpito molto per la sua positività, determinazione, e per la capacità di avere una visione.

Nicola ha fondato una start up davvero interessante, viene dal Veneto e vive a Dublino per seguire il suo sogno: una scelta decisamente contro corrente, rispetto al desiderio di molti imprenditori di fondare una start up in California.

Domanda: Cominciamo parlando un pò di te: ho letto che sei stato in Giappone ed in Silicon Valley. Come ti hanno cambiato queste esperienze all’estero?

Risposta: sono nato a Bassano del Grappa e ho studiato Economia a Venezia. La zona in cui sono cresciuto fa parte di un distretto industriale molto importante nel Nord Est, nel quale sono nati marchi come Diesel, Geox, Montegrappa e molte aziende manifatturiere. Anche il co-fondatore di MySmark è veneto e questo legame con la nostra terra è essenziale per comprendere il contesto all’interno del quale nascono le idee.

Dopo la laurea ho lavorato per alcuni anni in imprese venete, che hanno una forte vocazione internazionale: io volevo viaggiare, e così mi sono specializzato nell’export e per lavoro ho visitato diversi paesi in Europa , Medio ed Estremo Oriente, Nord America. Nel 2004, a 26 anni -ora ne ho 35- ho mollato il “posto sicuro” e sono andato in California tra San Diego e Los Angeles: volevo fondare una start up che non aveva niente a che fare con il mondo tech.

Era una azienda di food&drink, ma è fallita prima di nascere. Il fallimento però mi ha insegnato tantissime cose, che mi sono servite nelle mie esperienze successive. Così sono tornato in Italia e sono partito da zero. Ho incontrato molte persone nel mondo dell’innovazione, e il professor Piero Formica, che è specializzato in “economia della conoscenza”, è certamente una di quelle che mi ha più segnato, specie dopo essere venuto in contatto con Intentac, l’International Entrepreneurship Academy (www.intentac.org) da lui fondata.

Il prof. Formica è interessato alle persone che sappiano trasformare le idee in valore: lui li chiama “imprenditori della conoscenza”. Non si tratta solo di un modo di lavorare, ma anche di essere, un vero e proprio lifestyle nel quale mi sono subito riconosciuto: così ho proposto a Piero di fondare Yeam, una sezione giovani di Intentac.

D: Parlaci di YEAM – Young European Avantgarde Minds. Cosa fa in concreto?

R: Yeam è un piccolo grande newtork che raccoglie giovani talenti dell’innovazione in Europa, mettendo in contatto le idee, le persone, con modalità bottom-up (dal basso verso l’alto), per far emergere i valori migliori. Si rivolge a ricercatori e giovani che cercano un nuovo approccio per guardare il mondo, contaminando modelli diversi.

Penso per esempio ad Alexander Osterwalder, un ragazzo svizzero che fa parte di Yeam e che ha inventato una metodologia molto semplice ed efficace di descrizione di un modello di business, tramite un Business Model Design Kit fatto di post-it e prototipi di nuove idee di business (nota: si tratta del Business Model Canvas del quale abbiamo parlato in un precedente post).

D: Ho letto del tuo primo progetto, Smile@work, che è una “piattaforma di raccomandazione targettizzata”. Mi è piaciuto moltissimo il concetto personale di felicità, applicato anche agli ambienti lavorativi ed alle grandi organizzazioni. Nell’ultimo numero di Harvard Business Review si parla proprio del “Fattore F”, cioè della felicità in azienda e dell’engagement dei dipendenti. Come è nato Smile@work?

R: nel 2006 ho scritto un piccolo libro, che si chiama “La fabbrica della felicità”: è una rivisitazione della fabbrica di Charlie Chaplin (in “Tempi moderni”), in cui la fabbrica è un luogo dove contano la soddisfazione personale e la felicità. E’ ovviamente una visione ideale del concetto di felicità al lavoro, però è stata la miccia di Smile@Work prima e di MySmark in seguito.

Dopo questo libro, che ho condiviso con molte persone sviluppando il cosiddetto “pensiero laterale”, ho incontrato Paolo Panizza, conosciuto nel corso di una precedente esperienza di lavoro, ed insieme abbiamo fondato B-sm@rk, un nome un programma: “Be Smile At Work”! Ci sono voluti più di due anni dal primo germoglio dell’idea per trovare una giusta dimensione e per realizzare concretamente il progetto. B-sm@rk nasce ufficialmente nel 2010.

Nel frattempo il baricentro di Intentac si era spostato a Dublino. Nel 2010 abbiamo fatto due roadshow di presentazione: uno in Italia, dove ho riscontrato molto interesse ma nessuna concreta risposta e nessun seguito, ed uno in Irlanda, dove siamo stati notati dal NDRC (National Digital Research Center).

D:Ci racconti della premiazione a Dublino da parte del National Digital Research Center?

R: E’ stata una sorpresa entrare al NRDC, che è la 6° piattaforma di sviluppo di start up in Europa (secondo Kauffmann Foundation). E’ un acceleratore di idee digitali sito di fronte alla Guinness Storehouse, la storica fabbrica della birra, che viene prodotta da 250 anni sempre nello stesso modo, con lo stesso successo.

La Storehouse (come la chiamano a Dublino) è quasi agli antipodi del mondo start up, ma dimostra che un prodotto può essere ancora attuale ed apprezzato dopo duecentocinquanta anni.Dopo la presentazione del nostro business plan e il pitch, siamo stati selezionati insieme ad altre nove start up per essere lanciati dalla piattaforma. Era gennaio 2011, abbiamo mollato tutto (chi scuola, chi lavoro) e siamo partiti da un giorno all’altro per Dublino: quattro mesi dopo abbiamo vinto il LiftOff, il premio che gli investitori irlandesi riservano al progetto migliore che esce da questa fucina.

Erano tutti sorpresi che una azienda italiana vincesse una competizione nel mondo irlandese delle start up digitali: devi sapere che l’Irlanda è un incredibile ecosistema di aziende tech, perché le multinazionali statunitensi ed asiatiche hanno tutte un hub per l’Europa a Dublino o dintorni. Qui soltanto Google ha 3000 dipendenti, c’è Facebook, Twitter, Intel, Microsoft etc. L’Irlanda è infatti uno dei primi esportatori di tecnologia IT all’interno dei paesi OCSE, con particolare specializzazione nel campo della semantica.Dopo la vittoria abbiamo ottenuto anche un “follow-on investment” da parte di due business angels, uno italiano ed uno irlandese. A settembre 2011 abbiamo lanciato la versione beta di MySmark.com

D: Parliamo di MySmark: possiamo dire che “MySmark contribuisce ad estrarre un maggior valore dalle connessioni degli utenti”, come hai detto in una intervista. Cosa vuol dire?

R: MySmark è il cuore di B-sm@rk, e vuol dire “Make your Smart Mark”, traducibile nell’espressione diretta, spontanea e condivisa di un commento, in base alla propria personalità e alle priorità di ciascuno. Siamo partiti dall’idea secondo cui le opinioni dei consumatori sono molto importanti per le aziende e la rete in generale, e che sempre più aziende si dirigono verso una co-creazione di contenuti con i loro utenti e clienti (nota: ne abbiamo parlato spesso anche nel nostro blog a proposito di co-creation e marketing conversazionale).

Abbiamo deciso allora di lavorare sul dominio delle emozioni, e precisamente sulla personalizzazione del concetto di soddisfazione; la sfida è stata trovare un prodotto spendibile, vendibile, facilmente comprensibile dal mercato, pur capace di sintetizzare un messaggio naturalmente complesso. Abbiamo notato allora che oggi gli utenti lasciano molte opinioni sui siti, ma in modo “tradizionale”: risposte chiuse Sì/No, il generico Leave a Comment (lascia un commento) i commenti social Like/Unlike, il sistema di stellatura, il modello di Kirkpatrick etc.

Immaginando di unire la nostra radice culturale italiana legata al rapporto tra brand e consumatore con le altissime competenze in ambito digitale e semantico dell’Irlanda, abbiamo sviluppato un servizio che consente di monitorare l’ingaggio dei consumatori nello spazio di un click.

MySmark apre ad una nuova interazione con i contenuti, una nuova visibilità degli stessi, una mappatura in tempo reale delle risposte affettive dei consumatori e degli utenti in generale. Abbiamo creato un tool a disposizione di utenti ed aziende, che aumenta l’ ”User Empowerment”, e che dà la possibilità a ciascuno di esprimersi in termini di “consumer experience” in pochi click, personalizzando il ventaglio del proprio linguaggio grazie alle emozioni.

Dal punto di vista delle aziende, Mysmark descrive l’esperienza degli utenti dando voce direttamente a loro, sui binari di una conversazione personalizzata con il brand. Lo fa tramite una consolle di statistiche dinamiche ed esportabili, complementari alle attività di ricerca di mercato delle aziende, che possono essere utilizzate anche per targetizzare contenuti specifici agli utenti. In tempo reale, in un momento di alto ingaggio con il consumatore, in maniera individualizzata e calibrata.

D: Che legame c’è tra MySmark e la content curation?

R: un forte legame, perché le aziende possono rispondere ai clienti che esprimono un feedback. L’ingaggio generato da MySmark genera una vera e propria conversazione tra azienda e cliente, che adesso non c’è , oppure è molto limitata. Prova ad osservare questo fenomeno: quando viene pubblicato un contenuto da parte di una azienda ci sono dei commenti, e questo approccio è bottom up, dal basso verso l’alto.

I commenti tuttavia restano spesso slegati tra loro e non prevedono quasi mai una risposta da parte dell’azienda stessa. Non c’è conversazione. Le classiche comunicazioni corporate seguono ancora troppo l’approccio top down, perché hanno come obiettivo campagne “allargate”, mass market, che tendono a raggiungere quanti più utenti possibili. Tra l’approccio bottom up ed il classico approccio top down c’è appunto la conversazione.

Questa è la nostra VISION, la nostra ispirazione: conversazione vuol dire instaurare un legame esplicito, spontaneo e personalizzato con ciascun utente o ciascuna categoria di utenti. Si supera di gran lunga la classica segmentazione dei clienti per età o per altri criteri demografici: è l’utente che ci racconta le varie sfumature della sua User Experience, o Customer Experience. Questa è la frontiera che MySmark sta esplorando.

D: Quali sono i prossimi passi di MySmark? Pensate ad un plug in per siti terzi?

R: è un momento molto intenso e dinamico, abbiamo appena lanciato MySmark in Italia, Spagna, Irlanda e UK, e stiamo rispondendo a vari brand internazionali che hanno base in questi Paesi in merito a collaborazioni dedicate. Il servizio è disponibile nelle tre lingue sia come FacebookApp che come integrazione a pagine web in modalità social plugin. L’anteprima del servizio per la piattaforma WordPress vede proprio una collaborazione speciale con OFF, che aprirà la possibilità di scaricare un plugin di MySmark dedicato direttamente a tutti i bloggers.

Stiamo sperimentando collaborazioni nel mondo della formazione e dell’e-learning: abbiamo un accordo con l’Università di Camerino, che utilizza internamente la piattaforma Moodle, dove è partito un progetto pilota che coinvolge oltre 100 studenti che forniscono feedback alla fine di ogni lezione con MySmark.

Ospitiamo anche studenti da Camerino e altre Università in Italia per qualche mese a Dublino, per far fare ai ragazzi una esperienza all’estero in una città molto vivace proprio nel terreno emergente delle start-up. Dublino è un ecosistema digitale preferenziale, e rappresenta anche una porta privilegiata verso il Nord America e la East Coast.

MySmark consente ad un utente di crearsi un proprio vocabolario emozionale in base alla personalità e alle priorità di consumatore, con l’obiettivo di instaurare un vero e proprio dialogo con le aziende, i brand e le reti sociali.

Parliamo quindi di descrivere in tempo reale commenti, opinioni e raccomandazioni esplicite e dirette degli utenti nei confronti di un contenuto. Questa scia ci sta portando a contatto con possibili partners tecnologici, sia in Europa che in America. Stiamo partendo per un mini tour in USA proprio nei prossimi giorni. There is something in the air …

D: Dove andrete in particolare? In Silicon Valley?

R: No, abbiamo scelto la East Coast, ed in particolare due città, New York e Boston. La prima perché è molto legata al mondo dei nuovi media, delle news e del broadcasting, la seconda perché è una mecca della ricerca e del marketing (nota: questo corrisponde a quanto si è detto durante il Digital Economy Forum, che vi racconterò in un post successivo).

Faccio allora un forte in bocca al lupo a Nicola e a tutto il team di B-sm@rk per questi appuntamenti internazionali, e vi riporto la conclusione della intervista, perché penso sia il messaggio più importante da trasmettere ai giovani startupper.

D: Come ti definiresti in una parola?

R: Mi piace “founder”: un entusiasta, una persona che segue la sua visione e si impegna per attrarre attorno a se persone normalmente speciali, per poterla realizzare insieme. Fondare è per me il rovescio della medaglia di condividere, con tutti quelli che credono nella regola del “makeithappen!”, ovviamente.

Ringrazio moltissimo Nicola per la sua disponibilità, e nel darvi appuntamento alla prossima intervista, vi allego un mockup (una riproduzione) di MySmark con una miniguida all’utilizzo di MySmark in quattro punti.

MINIGUIDA ALL’UTILIZZO DI MYSMARK

1. ACCEDI a MySmark e vota: crea e personalizza il tuo vocabolario emozionale in base alla tua personalità e priorità

2. SCEGLI la tua risposta emozionale tra le 33 disponibili nella tua Rosa delle emozioni semplicemente passando con il tuo cursore sopra i petali colorati e vedendo a quale delle tue emozioni ciascuno corrisponde.

3. SELEZIONA con 1-click la tua risposta emozionale, se vuoi commentala liberamente e condividila con amici e followers.

4. Hai fatto uno SMARK! Vedi quanti altri commenti ci sono e cosa ne pensano gli altri utenti. GRAZIE!