Startup: break even point e target di profitto

Ogni startup nasce da una bella idea, da una visione, da un’ opportunità. Ma per non farla rimanere un bel sogno e per realizzarla è necessario “implementarla”, cioè concretizzare ogni aspetto che servirà a dare vita ad una nuova impresa, in particolare:

  • Le persone, che insieme formeranno un team
  • Le competenze di cui le persone sono portatrici
  • Il prodotto o servizio, la tecnologia sottostante, l’innovazione che esso incorpora
  • La redditività del progetto e la sua capacità di generare cassa (prima o poi…)

Nella migliore delle ipotesi le persone formano un team vincente, posseggono competenze diversificate e complementari, c’è una buona dose di energia e passione verso la realizzazione della loro impresa, lavorano h24 anche a loro insaputa; il prodotto o servizio risponde a bisogni del mercato ancora irrealizzati, la tecnologia è testata, innovativa, non è facilmente replicabile.

Il nodo che rimane da sciogliere è quindi la sostenibilità finanziaria.

Qual è la struttura dei costi? Quali i costi fissi e i costi variabili? Ma soprattutto qual è la relazione tra i costi, i volumi produttivi realizzati e i risultati economici conseguiti?

Ciò che conta è riuscire a prefigurare abbastanza presto il punto di pareggio, il break even point, cioè il livello di volumi di vendite che consente l’integrale copertura dei costi. Tutte le quantità vendute inferiori a questo punto determineranno una perdita, mentre le quantità vendute superiori al punto di pareggio produrranno un utile, quindi un profitto per l’impresa.

Quando il reddito è pari a 0, e quindi si raggiunge il “punto di pareggio”?

Riformuliamo la domanda in forma matematica:

(p-cvu)*Q – CF = 0

Dove:
p= prezzo unitario del prodotto/servizio
Cvu= costi variabili unitari (il costo che si sostiene per produrre una unità aggiuntiva di prodotto, senza tenere conto dei costi di struttura o fissi)
Q= quantità venduta
CF= costi fissi che non dipendono dalla quantità prodotta
(Esempio di costi fissi sono l’affitto, alcuni costi commerciali e i costi amministrativi).

La differenza tra prezzo e costo variabile unitario rappresenta il margine di contribuzione unitario (mcu) di ogni singola quantità venduta. Riprendendo l’equazione precedente, ne deriva che:

mcu * Q – CF =0

Quantità di pareggio = CF / mcu
Graficamente si può rappresentare così (dove RO è il reddito operativo):

bep

Data l’equazione di cui sopra, è possibile determinare il prezzo di equilibrio, cioè il prezzo di prodotto che porterà l’impresa a non produrre né utili né perdite (dato un certo livello di quantità vendute), e il target di profitto, cioè – dato un obiettivo di profitto – con quale livello di produzione e vendita sarà possibile raggiungerlo?

Al primo quesito si risponde con questa equazione: Prezzo di equilibrio = cvu + CF/Q

Se invece ci si pone un target di profitto, che denominiamo U, il livello di produzione e vendita necessario per raggiungerlo sarà
Q = (CF+ U)/mcu

Questo modello può essere utile per fare delle simulazioni. E’ bene tenere presente però che questo modello ha dei limiti, che possono essere così sintetizzati:

  • La distinzione tra costi fissi e costi variabili non è sempre agevole e scontata
  • Non c’è una relazione perfettamente lineare tra livello dei costi e volumi produttivi (si pensi alle economie di scala e all’effetto dell’apprendimento)
  • Il prezzo risente di molteplici fattori e può mutare in relazione alla tipologia di clienti servita
  • L’ipotesi sottostante è che la quantità prodotta sia venduta, escludendo quindi alcuna ipotesi sulla politica delle scorte
  • L’analisi non è significativa con rifermento ad imprese multiprodotto

Sintetizzando e schematizzando quanto fin qui analizzato, per determinare il BEP o punto di pareggio è buona norma conoscere:

  1. I COSTI FISSI della startup, quelli che non variano al variare della produzione
  2. I COSTI VARIABILI, cioè quei costi che fluttuano al variare della quantità prodotta
  3. Il PREZZO del prodotto o servizio venduto. Questo rientra nella più ampia strategia di marketing e può essere abbastanza complesso. In linea generale è bene che sia almeno pari o superiori ai costi di produzione
  4. A questo punto si determina il MARGINE DI CONTRIBUZIONE UNITARIO, come differenza tra il prezzo e il costo variabile unitario di una quantità venduta
  5. Si può quindi calcolare il PUNTO DI PAREGGIO: CF/mcu
  6. Tutte le quantità vendute maggiori al punto di pareggio determineranno un UTILE per l’azienda, pari al suo margine di contribuzione.