Realizzare un”idea e dare vita ad un business

E’ l’argomento del momento, affrontato in libri, articoli e saggi: come realizzare un”idea , facendola diventare realtà attraverso la creazione di una start up, che diventerà – si spera – impresa.

Iniziamo un piccolo viaggio in tre puntate, esaminando un libro in uscita in America per McGraw Hill, “Guide for Start ups-from idea to success”, attraverso una intervista al suo autore, GreggFairbrothers, pubblicata su L’impresa.

Ma lo faremo anche studiando un possibile modello di business, il “business model canvas”, un utilissimo strumento di autoposizionamento che ogni aspirante imprenditore o startupper dovrebbe costruire per dare corpo alla propria idea.

La prima regola:

Una idea da sola non vale quasi nulla.

Per quanto brillante ed innovativa possa essere, ogni idea diventa un successo solo se viene effettivamente realizzata: “l’importante non è l’idea, ma come la si concretizza”.

E vi dirò di più: l’importante è che la realizzazione sia frutto di studio, pianificazione, analisi, e tanto, tanto impegno e coraggio.

Perchè pensare una start up non vuol dire realizzarla: occorre molta determinazione e molto lavoro.

Ecco perché negli incubatori, e nelle scuole che insegnano ai giovani a creare start up, si pone l’accento sulle motivazioni individuali che spingono a voler realizzare l’idea, e soprattutto sugli obiettivi.

In particolare, “se si conoscono le proprie motivazioni –quelle vere, non quelle superficiali- e si ha in mente una immagine concreta di come sarà il successo, si hanno molte più probabilità di capire da dove cominciare, e cosa fare in seguito” afferma il professor Fairbrothers.

La seconda regola:

Non aver paura del fallimento.

In Italia in particolare c’è una estrema paura del fallimento, che costituisce l’ostacolo maggiore alla creazione di nuove imprese. Winston Churchill diceva: “Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”.

Avere questo atteggiamento mentale aiuta a superare le difficoltà che derivano dalla creazione di una nuova attività.

Una idea di impresa può prevedere aggiustamenti, modifiche al piano, oppure si può pensare di rivolgersi ad un altro mercato, ad un altro target, oppure introdurre innovazioni tecnologiche, di canale, di prezzo…

Insomma, prima di dichiarare una idea non riuscita bisogna aver tentato tutte le alternative possibili. E se l’idea non si tradurrà in realtà, bisogna essere tenaci, e riprovare con determinazione.

La terza regola:

Chiedersi sempre qual è l’obiettivo finale. Il che vuol best online casino dire esplicitare le motivazioni individuali, definire una strategia, avere una chiara visione di ogni fase del processo, creare un modello appropriato di realizzazione di azioni concrete.

In questo senso può essere utile attivare un confronto con imprenditori esperti che fungano da mentor per i giovani startupper, raccontando loro le esperienze, i successi ed i fallimenti.

La quarta regola:

Tener sempre presente il rischio d’impresa.

Ogni attività d’impresa contiene in sé un rischio, e la mitigazione del rischio è una attività essenziale per chi vuole creare una start up. Come si mitiga il rischio?

Conoscendo e studiando a fondo alcuni fattori dell’idea di impresa, quali il mercato di riferimento, i competitor, il target di consumatori, e soprattutto la “value proposition” della nostra idea, cioè il valore distintivo della nostra idea, che spinge un consumatore o utente a comprare quel prodotto o servizio.

A questo punto occorre individuare i fattori cruciali di una idea di business:

1) A quale bisogno risponde l’idea di impresa, quale problema si intende risolvere, quale esigenza si intende soddisfare;

2) Quale persona (consumatore/utente) ha questo bisogno che l’idea può soddisfare;

3) Quanto sarà disposta a pagare questa persona per il soddisfacimento del proprio bisogno o esigenza?

Ma di questo parleremo nel prossimo post.

(Foto: kippbakr)