Avete mai pensato a quanti brani musicali abbiamo nella nostra libreria e non utilizziamo?

Ci ha ben pensato invece ReDigi Marketplace, nuova startup musicale che ha lanciato la prima piattaforma dedicata alla musica digitale usata.

Ideato da  un gruppo di ricercatori del MIT e dell’area di Cambridge (Boston) prendendo spunto dai piccoli negozi di dischi che accettavano di acquistare il vinile e i CD usati per poi rivenderli a prezzi concorrenziali, ReDigi consentirà non solo una funzionalità di storage (archiviazione della libreria musicale dell’utente su una ‘music cloud’) ma anche la possibilità di rivendere I propri brani digitali dimezzandone il prezzo.

ReDigi utilizza una software ‘Forensic Verification Engine’ che riesce ad identificare quali brani siano vendibili, scegliendo quelli scaricati legalmente e scartando i file piratati o quelle tracce che l’utente ha copiato dai CD.
Al ‘Music Manager’ verrà demandata la funzione di rimuovere i brani venduti sia dal computer che dallo storage dell’utente che li ha commercializzati.

Secondo quanto dichiarato da John Ossenmacher, CEO della startup nonchè co-fondatore insieme a Larry Rudolph :

“ L’utente medio utilizza solo il 20% della musica presente nella propria libreria. Il risultato di ciò è una grande quantità di soldi e spazio sprecato sui propri computer e dispositivi mobili. Con tutti i problemi legali che riguardano la vendita e la condivisione di musica digitale, gli utenti sono rimasti bloccati con le proprie tracce non desiderate, oppure si sono sentiti obbligati a cancellarle per liberare spazio.
ReDigi è la risposta a questo problema. La tecnologia di ReDigi marca un importante fase di passaggio nell’industria digitale. Permettendo agli utenti di rivendere la propria musica digitale per la prima volta attribuiamo a questi beni un valore di rivendita”

I fondatori di ReDigi assicurano di avere considerato ogni cavillo legale e burocratico  e hanno precisato che a tal proposito hanno creato una ReDigi Foundation finalizzata alla retrocessione di royalties ad artisti ed etichette titolari di ogni brano scambiato.

 

‘RICICLARE’ e ‘RISPARMIARE’

RICICLARE & RISPARMIARE sono i concetti chiave alla base di questa start-up musicale. Esigenze fortemente sentite nel post-consumismo, hanno permesso ai ricercatori del MIT di ‘pensare’, con l’ausilio delle nuove tecnologie, il modo di riuscire a riciclare e riutilizzare – con un margine di profitto – ciò che non usiamo più, ciò che parcheggiamo nel cestino del nostro desktop.  Non a caso ReDigi sta per ‘Recycled Digital Media’ .

Partendo da  questi temi base, analizziamo che la tendenza del mercato segna un ritorno ai mercatini dell’usato e del vintage. Perché allora non farlo anche per le merci virtuali – i file – utilizzando un cloud e un P2P che ci consentano la gestione e lo scambio di beni intangibili? Detto fatto.

Curiosando sulla homepage del sito, attira subito la nostra attenzione il video “ WHAT IS REDIGI?”, una Demo in cui viene spiegato il progetto e l’ utilizzo, semplicissimo,  della piattaforma.
Subito capiamo che l’interfaccia è userfriendly, immediatamente utilizzabile perché, in effetti,  ci ricorda vagamente quella di iTunes e di Emule.

Viene posta l’attenzione sulla Digital Personal Property e sul fatto che ReDigi e la prima tecnologia che permette di trasferire file senza copiarli.

Il servizio è gratuito e vanta al momento circa 120.000 follower e fan sui social network.

Non poche le polemiche,  prima fra tutti la RIAA (Recording Industry Association of America alla lettera Associazione Americana dell’Industria Discografica), che vuole ReDigi fuori dal mercato, perchè consentirebbe l’acquisto di brano al 50% in meno rispetto ad iTunes.

Non ci resta che scoprire come funziona questo innovativo mercatino dell’usato della musica direttamente su  www.redigi.com e, prendendo spunto dalla sua homepage, “DON’T WAIT: BE PART OF THE SOCIAL MUSIC REVOLUTION”.

 

Fonti: www.rockol.itwww.powerblog.itwww.downloadblog.it