Rete d’impresa: rendi competitiva la tua PMI

Nel nostro Paese, caratterizzato da una notevole frammentarietà del tessuto industriale, non è facile per le piccole e medie imprese affrontare la complessità dei mercati internazionali: competere efficacemente richiede capacità innovativa, forza contrattuale  e considerevoli risorse finanziarie da destinare agli investimenti.
Specializzazione e flessibilità sono qualità importanti, ma la dimensione può costituire un ostacolo.
Esiste un modo per aumentare la forza competitiva della nostra impresa, senza dover ricorrere a fusioni o acquisizioni, ma mantenendo indipendenza e autonomia giuridica?
Per trovare una risposta a questa “domanda del secolo”, bisogna innanzitutto … farsi un’altra domanda: sappiamo trovare altre aziende con cui condividere alcune funzioni strategiche, ad esempio marketing, logistica o distribuzione, in un’ottica di riduzione dei costi?
Se abbiamo già recuperato qualche nome sulla rubrica del cellulare o da una ricerca sul web, il passo successivo è stendere un programma comune per definire ambiti, obiettivi, strumenti, modalità organizzative e budget da mettere sul piatto.
Terzo passaggio: stipulare il contratto, sotto forma di atto pubblico, di scrittura privata autenticata o di atto firmato digitalmente.
Quale contratto?

CONTRATTO DI RETE D’IMPRESA

Il contratto di Rete d’Impresa, ovvero “un contratto tra aziende che si obbligano, sulla base di un programma comune, a collaborare in forme ed ambiti attinenti le proprie attività, scambiando informazioni e/o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica e/o realizzando in comune attività rientranti nell’oggetto di ciascuna impresa”.
Così recita il decreto  del 10 febbraio 2009, convertito in legge n.99 del 23 luglio 2009, dove si precisano nel dettaglio le caratteristiche del contratto di rete, che deve indicare chiaramente obiettivi strategici e modalità per misurare il loro conseguimento, nonché diritti e doveri di ogni partecipante e durata dell’impegno.
rete d'impresaE’ una struttura molto aperta, che può vedere la presenza di aziende con forma giuridica diversa, operanti in settori merceologici e in aree geografiche distanti : in questo si differenzia dal distretto. Si può trattare anche di aziende estere, purché con stabile organizzazione in Italia.
Esistono reti d’impresa orizzontali ( nelle quali tutti i componenti sono alla pari ), verticali, con un’azienda, detta “nodo”, che detta le regole, ma si può avere anche una tipologia intermedia, dove la leadership viene assegnata a seconda delle condizioni di mercato, detta “a centri gravitazionali multipli”.
Occorre considerare che, costituendo una rete, le aziende non danno vita a un nuovo operatore economico, come accade in un consorzio, nel quale rinuncerebbero a una parte di mercato, in cambio di un vantaggio competitivo derivante dalla cooperazione.
La presenza di un “Fondo Patrimoniale”, ovvero di un conferimento in denaro, beni o prestazioni a disposizione della rete per il conseguimento degli obiettivi, è un elemento facoltativo del contratto, ma diventa una scelta obbligata se la rete vuole dotarsi di soggettività giuridica che comporta anche, di necessità, la soggettività tributaria.
Può essere decisa, ma non è indispensabile, la costituzione di un Organo Comune, con il compito di dare esecuzione al contratto e di rappresentare la rete nei rapporti con soggetti esterni, come istituti di credito o Pubblica Amministrazione.
Un’impresa può aderire in occasione della costituzione della rete o in un momento successivo, qualora il contratto preveda questa possibilità; è consentito anche il recesso  anticipato rispetto alla durata prestabilita.
Questo il dettato della normativa, ma è utile “dare i numeri” del fenomeno reti d’impresa in Italia, raccolti dall’Osservatorio di Intesa Sanpaolo – Mediocredito Italiano: dal 2009 al 31 dicembre 2013 sono stati conclusi 1353 contratti di rete, per un totale di 6.435 aziende coinvolte.
La regione più attiva è la Lombardia, con 439 contratti di rete, seguita dall’Emilia Romagna (286 alleanze), mentre il settore più rappresentato è quello dei servizi (44,3% del totale), sia forniti da professionisti, che legati al commercio e al turismo. Segue l’industria con il 32% dei contratti, presenti soprattutto nel comparto metalmeccanico.
Nel 2013, in particolare nel secondo semestre, si è assistito a una notevole crescita del trend, ma il fenomeno è ancora marginale e lo strumento poco conosciuto: in pratica, fa  rete soltanto lo 0,15% delle imprese italiane.
Per il momento, nel Bel Paese,  quando si parla di “rete”, si pensa ancora soltanto ad uno stadio, ad un pallone e agli immancabili commenti del lunedì mattina!