Perché quotarsi in borsa non è più una priorità

Il 2014 che si sta concludendo è un anno in chiaro-scuro per le maggiori start up mondiali: se da una parte gli investimenti a favore delle imprese innovative sono cresciuti (con rare eccezioni, in primis l’Italia), dall’altra il numero di quotazioni in borsa è diminuito.

Eppure il caso più recente  di start up quotata, Alibaba, che è salita in breve tempo da 68 a 85 dollari ad azione, sembrava l’inizio di un nuovo stimolo di ingresso nel mercato pubblico.

Diverse grandi start up come Uber e Xiaomi  invece hanno preferito accantonare, almeno per quest’anno, questa possibilità. Solo negli Stati Uniti, infatti nel 2014, si è toccato il picco di start up con quotazioni superiori al miliardo che non sono ancora quotate: 49 (fonte: Corriereinnovazione.it).

Perché molte  start up di successo hanno deciso di non sbarcare sui listini azionari?

Il motivo principale è la presenza di alternative alla quotazione: molte start up sono ancora in fase di costruzione e sviluppo quindi  preferiscono accedere e attingere a tanti round di finanziamento che permettono loro di mantenere ancora una relativa indipendenza dal punto di vista organizzativo e manageriale.

Una caratteristica che infatti contraddistingue queste start up è la necessità di avere pochi vincoli esterni durante lo sviluppo  del prodotto, per permettere così al team di sviluppare l’idea nei tempi e nei modi prestabiliti alla nascita della start up.

 

Qual è la situazione in Italia?

In Italia nel 2014 si è registrato un importante aumento del numero di start up innovative presenti sul nostro territorio: secondo il rapporto “The Italian Startup Ecosystem: Who’s Who” esse sono aumentate del 120%.

Aumento delle imprese non ha purtroppo come conseguenza naturale l’aumento delle risorse disponibili: gli investimenti a favore delle start up, infatti, sono calate dei 15%, soprattutto a causa della chiusura dei fondi target per il Sud Italia.

Ci sono state però diverse quotazioni e acquisizioni che hanno permesso a diverse start up italiane di crescere (le più importanti sono state la quotazione di Triboo Media e l’acquisizione di OCto Telematics da parte di Renova Group).

 

Quali sono le prospettive?

In Italia, grazie anche all’implementazione del mercato azionario alternativo del capitale AIM (di cui abbiamo parlato in un articolo precedente) c’è una tendenza, vista l’impossibilità di attingere frequentemente ai finanziamenti da parte di VC o Business Angel, a tentare la quotazione in borsa o un M&A.

All’estero le previsioni invece sono opposte: le grandi start up cercheranno di posticipare il più possibile l’entrata in Borsa privilegiando la crescita interna e la diversificazione delle attività prima di diventare imprese pubbliche.

 

fonti : wired.it, corriereinnovazione.it