Abbandonare una startup? Sì, ma solo per maturare e lanciarsi in una nuova avventura

IonLab è una startup indiana che realizza applicazioni e gadget legati al mondo del web e dell’elettronica. Uso il presente perché l’azienda in questione è tutt’ora funzionante e attiva. Buon per loro, quindi, ma perché ne parlo? In realtà la lezione questa volta la possiamo imparare da Swaroop C H, uno dei fondatori di questa startup, che ha deciso nel 2009 di abbandonare la sua stessa creatura.

I motivi della scelta, che fosse in conflitto con gli altri soci o che fosse semplicemente stanco e alla ricerca di nuove sfide, non sono importanti per quel che ci riguarda. La parte interessante arriva nell’articolo scritto per il suo blog a proposito della sua decisione. È qui che apprendiamo non solo che, come lui stesso confessa, quello che mancava nel gruppo dirigente della IonLab era la mancanza di maturità nelle management skills.  Ma soprattutto veniamo messi a parte di lucide osservazioni riguardo la sua esperienza di startupper, in qualche modo fallito sul piano pratico ma non su quello del know-how.

Vediamo le più interessanti.

Esistono tantissimi testi on line o cartacei che sanno predire, ancor prima della nascita di una startup, quali problemi incontrerà. Nel suo piccolo, anche il mio blog prova a farlo. E vi assicuro che a casa non ho nessuna sfera di cristallo, ma lo studio dei fallimenti altrui, come ho già detto, è davvero utile a prevenire i possibili errori.

Quindi, perché si continuano a ripetere gli stessi? Swaroop giustamente commenta che non importa quanto leggi sull’argomento, il più delle volte dentro di te penserai: “Naaa, tutto ciò non succederà a me, io sarò grandioso e avrò un sacco di successo”. Certo, l’importante è crederci. A volte però bisognerebbe crederci un po’ di meno e fare i conti con la realtà di chi ci è già passato. Se informarsi è necessario, ancora di più lo è applicare quello che si è imparato nella vita vera. Stop reading. Start doing.

Parole chiave per startup

Swaroop consegna poi agli wannabe strartupper altre due parole da incidere a fuoco nella memoria: focus e urgenza. Ossia, primo: focalizzare sulle relazioni (che siano tra clienti, fornitori o colleghi non importa, sono tutti legami necessari per crescere e collaborare), sul flusso di denaro (“you will earn millions later, but if you don’t have money now, you’ll die”) e sul bilancio.
Secondo: avere il bisogno pressante di mettere in pratica il proprio progetto. Sempre. Ogni giorno ogni sfida deve essere vissuta come se fosse fondamentale per la buona riuscita della propria startup. Risolvere un problema e farlo con urgenza. Non fretta, urgenza.

Con la sua stessa esperienza, Swaroop ci dimostra uno dei suoi assunti principali: il vero imprenditore è chi ha la forma mentis dell’imprenditore, chi insomma sa pensare fuori dagli schemi, chi nel problema vede una nuova e interessante soluzione. La sua proattività si rivela anche in un altro suo must: l’approccio bottom-up, secondo la sua esperienza, risulta essere sempre vincente. “The plan in a guide to your actions, you should not spend more time on the plan vs. the actions and results.

Il suo focus è insomma sul lasciar crescere un progetto più che sul costruirlo dalla A alla Z fin dal principio. Far corrispondere una reazione ad un’azione.

Attualmente Swaroop lavora per la Automatic Labs (qui l’articolo del suo blog in cui spiega esattamente di cosa di tratta), una startup lanciata dal suo precedente datore di lavoro, la NextDrop. Dopo tanti posti di lavoro cambiati in diversi anni, quindi, Swaroop si è ritrovato, felicemente aggiungerei, in un’altra startup. Lungi dal farsi scoraggiare dal fallimento, ha saputo provarci e riprovarci, e re-investire le conoscenze ottenute in altre avventure.

A volte, lasciare il campo è la scelta migliore. Come lui stesso riporta da The Dip, un testo di Seth Godin, “winners quit fast, quit often and quit without guilt”.