Exit: vendi e non pentirti !

Lo startupper è come una mamma: fa nascere la sua creatura, la fa crescere con mille attenzioni, ma poi spesso viene il momento del distacco. Un figlio va a vivere da solo, una startup può essere oggetto di vendita, fusione o IPO, in una parola EXIT. Per avere un’idea della portata del fenomeno “EXIT” nel nostro Paese, possiamo restringere l’analisi all’anno 2013 e alle operazioni più importanti, anche se solo in pochi casi è stato reso noto il controvalore della transazione.

Exit 2013

Più di 400 milioni di dollari: tanto ha sborsato l’azienda statunitense Clovis Oncology, quotata al Nasdaq, per EOS (Ethical Oncology Science). exit La storia è da film: il chimico Silvano Spinelli è passato dal coordinamento di un gruppo di ricercatori in un laboratorio di una grande azienda alla scelta di “mettersi in proprio”, coronata dalla scoperta di una rivoluzionaria molecola antitumorale,  il lucitanib. Un sistema per la diagnosi precoce di cellule tumorali, ideato dalla Silicon Biosystems, startup nata dalla  tesi di laurea di Gianni Medoro e Nicolò Maranesi, in collaborazione con un socio “anziano”, Giuseppe Giorgini, ha invece attirato l’interesse di Menarini. Tre amici under 30, Massimo Andreasi, Luca Martinetti e Francesco Simoneschi, hanno portato da Roma a San Francisco una tecnologia che analizza i dati degli utenti di videogiochi per creare prodotti personalizzati. Hanno fondato Staq.io, acquistata dalla californiana PlayHaven, leader nei giochi sul web che ha incorporato anche tutto il team di analisti. E’ un  esempio di AQUI-HIRING, in pratica l’acquisto dell’intero pacchetto “azienda+ team”: stesso happy end per GoPago che ha proposto un sistema per ordinare e pagare le merci in anticipo, confluita in Amazon. Non uno studente, ma un docente dell’Università di Pisa, Alberto Falossi, ha creato Kapipal. Il nome significa “il capitale lo mette il mio amico”: questo network di crowdfunding è stata rilevato dalla piattaforma globale Grow VC Group, nata in Finlandia. Un ingegnere italiano, Massimo Baldini, insieme a un socio, Jake Sigal, hanno ideato un software che integra le automobili con lo smartphone. LIVIO è il nome della società che hanno ceduto a Ford per 10 milioni di dollari. Koinup, community per condividere foto, video , animazioni è stata venduta a ExitReality, azienda Usa che opera nel settore dei mondi virtuali, mentre Monoidics, che sviluppa software per il debugging, ha convinto Facebook.

Tante storie, una domanda: è solo per soldi che si arriva a vendere la propria creatura?

Lo startupper può effettivamente essersi fatto convincere da offerte particolarmente generose o dalla necessità  di garantire un ritorno agli investitori. Ma molto spesso non è il “vil denaro” il motore della decisione, ma è la ricerca di nuove sfide: si lascia la strada vecchia per percorrerne una nuova. E’ quello che ha fatto Loris Degioanni che, dopo aver sviluppato un software innovativo quando studiava al Politecnico di Torino, accetta la proposta del Professor Bruno di proseguire la ricerca alla University of California Davis. Insieme fondano la CACE Technologies e la startup cresce velocemente fino a arruolare molti giovani ingegneri dall’Italia. Nel 2010 la CACE e tutta la sua squadra  viene rilevata dalla multinazionale Riverbed  per 30 milioni di euro. Vi siete già immaginati Loris disteso su una sdraio a prendere il sole davanti al mare caraibico? Avete sbagliato: vive ancora negli States ma ha lanciato una nuova startup, Draios. La sdraio può attendere!!!