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	<title>OFF - Officine Formative &#187; innovazione</title>
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	<description>Entri con un&#039;idea, esci con un&#039;impresa.</description>
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		<title>Business idea innovativa, business plan efficace, impresa!</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 14:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Di Turi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[business idea]]></category>
		<category><![CDATA[business plan]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[vantaggio competitivo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cosa serve per realizzare un'impresa? Di certo occorre avere una buona business idea ed un business plan efficace. <a href="http://officineformative.it/business-idea-innovativa-business-plan-efficace-impresa/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/business-idea-innovativa-business-plan-efficace-impresa/">Business idea innovativa, business plan efficace, impresa!</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>Dirlo è un conto, farlo un altro.</h1>
<p>Dare vita ad un‘impresa, di dimensioni qualsiasi, non è facile. Specialmente se teniamo conto di quello che l’imprenditore è chiamato a fare, incontrando difficoltà su come realizzarlo.</p>
<p>Nel nostro Paese nascono molte imprese, tuttavia è necessario sottolineare come vi sia un elevato tasso di mortalità aziendale.</p>
<p>Uno dei motivi è riconducibile alla mancanza di pianificazione, cioè ad un adeguato utilizzo del business plan.</p>
<p>Altre cause sono associate ad una gestione approssimativa e grossolana e ad una mancata valutazione del fabbisogno finanziario. Orientarsi in questo marasma non è sicuramente semplice. L’imprenditore, scrivendo il proprio business plan, è in grado di identificare e chiarire la propria business idea.</p>
<h3>Ma che cos’è un business plan?</h3>
<p>Il business plan (BP) è un documento scritto che aiuta a tradurre l’idea di business in realtà.</p>
<p>In particolare, in fase di start-up, redigere un business plan significa:</p>
<p>• dotarsi di una linea guida per realizzare l’idea;</p>
<p>• essere nelle condizioni di valutare meglio i rischi e il potenziale successo imprenditoriale;</p>
<p>• dotarsi di uno strumento di controllo (business plan) della business idea fino a che non diventi impresa.</p>
<p>È evidente come, in tale fase, sono fondamentali sia la business idea che il business plan.</p>
<p>Il processo di start-up si svilupperà meglio se la business idea è formulata in maniera chiara all’interno del business plan.</p>
<p>Tuttavia, scriverlo non è sufficiente, è necessario che sia scritto in maniera efficace. Affinchè funzioni è necessario prendere in considerazione varie ipotesi alternative di fronte alle quali la futura impresa potrebbe trovarsi. Se si verificano eventi non contemplati è necessario rivedere il business plan e adeguarlo alla realtà. Quindi, il BP efficace non è quello in cui si crede, a priori, di aver preso in considerazione tutti i possibili cambiamenti che si verificheranno; questo sarà obsoleto prima che “l’inchiostro si asciughi sul foglio”.Il business plan, una volta scritto, necessita di modifiche in base a quelli che sono gli avvenimenti che caratterizzano la fase iniziale dell’impresa.</p>
<p>Per quanto riguarda una business idea, la sua bontà non è solo supportata da un “ideatore” che crede fermamente nella validità della propria idea, ma anche da un “ideatore” che abbia le competenze e l’esperienza per realizzare l’idea.</p>
<p>In particolare, l’ideatore deve:</p>
<p>1) Conoscere il mercato di riferimento in cui la futura impresa si svilupperà;</p>
<p>2) Deve individuare un vuoto nell’offerta da colmare con la propria idea;</p>
<p>3) Deve essere in grado di soddisfare i bisogni insoddisfatti del consumatore.</p>
<p>L’imprenditore dovrà dare alla propria attività quel vantaggio competitivo di difficile imitazione, e soprattutto durevole nel tempo per cercare di avere la meglio sulla concorrenza.</p>
<p>In conclusione, molto spesso le idee migliori sono caratterizzate dalla semplicità e dalla facile realizzazione. Per essere di successo, però, devono essere anche innovative; quindi prestate attenzione alla redazione del vostro business plan perchè è il primo strumento attraverso cui dare concretezza alle vostre idee.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La creatività e il tuo business: 6 falsi miti da sfatare</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 13:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Oneglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Se la creatività è la base dall’innovazione, da dove deriva la creatività? Una serie di convinzioni sbagliate, di veri e propri miti che circolano da sempre all’interno delle aziende, determinano alcuni importanti fattori per cui l’innovazione stenta a farsi vedere. <a href="http://officineformative.it/6-falsi-miti-sulla-creativita/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/6-falsi-miti-sulla-creativita/">La creatività e il tuo business: 6 falsi miti da sfatare</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>Miti da sfatare sulla creatività per favorire l&#8217;innovazione</h1>
<p>Se la<strong> creatività</strong>, come ci siamo spesso detti, è la base dall’<strong>innovazione</strong>, da dove deriva la creatività? Una serie di <strong>convinzioni sbagliate</strong>, di veri e propri miti, che circolano da sempre all’interno delle aziende e, soprattutto, nei rami più elevati degli organigrammi, determinano alcuni dei fattori per cui l’innovazione, benché ripetutamente menzionata con devozione durante meeting e riunioni, stenta a farsi vedere.</p>
<h3>1. La creatività deriva da tipi creativi</h3>
<p>In quale divisione della vostra azienda vorreste che ci fosse creatività? Chiunque risponderebbe <strong>R&amp;D</strong>, <strong>marketing e advertising</strong>. Forse nessuno citerebbe l’ufficio contabilità, ma questo non solo perché nel corso del tempo il termine “contabilità creativa” ha assunto un’accezione discutibile.</p>
<p>Esiste un pregiudizio comune secondo cui <strong>alcune persone sono creative mentre molte altre non lo sono. Questo è falso.</strong> Il risultato da ottenere è che ciascuno nel suo ambito produca idee utili e nuove, anche nella contabilità. La creatività, infatti, dipende da una serie di fattori quali esperienza, conoscenze teoriche e tecniche, talento e capacità di pensare in modo non convenzionale, tutte risorse a disposizione di chi ama ciò che fa. <strong>Rimuovete le barriere alla creatività e lasciate che ciascuno dia il meglio di sé.<br />
</strong></p>
<h3>2. Il denaro motiva ad essere creativi</h3>
<p><strong>Il problema non è irrilevante.</strong> Il fatto che il denaro sia uno dei maggiori incentivi dell’uomo è sotto gli occhi di tutti e anche nelle coscienze di quanti lo negano strenuamente. Il punto, tuttavia, è un altro: genera creatività pensare a i propri bonus? Chiaramente, le persone devono essere convinte di ricevere il giusto compenso per la loro attività, se pensassero che ogni mossa si ripercuote sullo stipendio diventerebbero riluttanti a correre rischi e, quindi, meno produttivi.</p>
<p>La verità è che la gente vuole fare progressi veri in ciò che le interessa di più. <strong>Le persone sono più creative quando fanno qualcosa che è alla loro portata</strong> ma li spinge ad andare oltre le loro attuali competenze. Se la sfida è troppo difficile, subentra la frustrazione, se troppo facile, la noia.</p>
<h3>3. Scadenze a breve termine stimolano la creatività</h3>
<p>Falso. <strong>Si è meno creativi quando bisogna combattere l’orologio.</strong> Quando si lavora sotto pressione non è possibile sviscerare un problema in tutti i suoi aspetti, che, invece, necessitano di tempo e tranquillità per pensare. La creatività richiede periodi di incubazione. In effetti, non è tanto la data di scadenza o di consegna ravvicinata che limita il potenziale creativo, quanto la distrazione che essa provoca. Spesso capita che non si sappia perché si debba fare un lavoro “entro oggi” e questo toglie concentrazione.</p>
<h3>4. La paura forza la creatività</h3>
<p>Gli esempi dei poeti maledetti o dei grandi scrittori dei secoli passati sempre in preda a languori e tormenti non funzionano. Ricerche dimostrano che<strong> la creatività è positivamente associata alla gioia e all’amore.</strong> Si è felici quando si ha un’idea innovativa e questo stato di euforia aumenta le probabilità di attivare un circolo virtuoso della creatività.</p>
<h3>5. La competizione batte la collaborazione</h3>
<p>C’è l’idea diffusa, soprattutto nel mondo della finanza e dell’alta tecnologia, che la competizione interna accresca l’innovazione. <strong>La creatività</strong>, invece, <strong>si abbatte quando le persone competono anziché collaborare.</strong> L’effetto è distruttivo perché la gente non ha la libertà di condividere e discutere idee.</p>
<h3>6. Un’organizzazione snellita è un’organizzazione creativa</h3>
<p>Ridurre le dimensioni di un’azienda per renderla più creativa è una delle peggiori giustificazioni al taglio di costi che può divenire necessario per altri condivisibili motivi economico-gestionali. <strong>La creatività soffre molto in periodi di<em> downsizing</em> e peggio ancora quando gli effetti vengono accresciuti dalle attese.</strong></p>
<p>Quindi, risulta chiaro che quando le persone fanno qualcosa che loro piace ed è loro possibile addentrarsi, specializzarsi e concentrarsi – e quando il loro stesso contributo è considerato di valore e riconosciuto – allora la creatività fiorisce anche in tempi di difficili.</p>
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		<title>Manifattura di nuovo «regina»</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 09:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[manifattura]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Talenti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La manifattura ha superato la recessione e resta attrice di prima fila anche nel teatro dell'economia immateriale. Sono i big data e la produttività a spingerla in alto e a riportarla in casa nei paesi avanzati dopo anni di outsourcing verso i paesi emergenti. <a href="http://officineformative.it/officine-formative-manifattura/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/officine-formative-manifattura/">Manifattura di nuovo «regina»</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;">La manifattura sta vivendo un nuovo rinascimento.</h1>
<p style="text-align: justify;"><strong>La manifattura ha superato la recessione</strong> e resta attrice di prima fila anche nel teatro dell&#8217;economia immateriale. Sono i <strong>big data</strong> – le cui informazioni estendono la mano delle imprese tanto da poter accarezzare bisogni e domande di un numero crescente di consumatori – e la <strong>produttività</strong> a spingerla in alto e a riportarla in casa nei paesi avanzati dopo anni di outsourcing verso i paesi emergenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto la produttività possa crescere nella manifattura lo dimostrano gli Stati Uniti e la Svezia, dove essa ha compiuto un balzo in avanti, rispettivamente, <strong>del 57% e del 69% tra il 1996 e il 2009</strong>. Se nei paesi avanzati non è più la prima donna che crea occupazione – anzi, di posti di lavoro ne ha già tagliati tanti, la fabbrica di oggetti materiali è indiscussa protagonista della produttività, della R&amp;I (Ricerca e Innovazione) e dell&#8217;export. <strong>Sono i valori immateriali, idee e competenze coltivate dalla manifattura</strong>, che fanno crescere la produttività, istigano all&#8217;innovazione e mettono in moto il commercio internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>McKinsey Global Institute</strong> nel rapporto su Manufacturing the future: <em>The next era of growth and innovation</em> dà il segno del rinnovato protagonismo esercitato dalle industrie manifatturiere. La manifattura – affermano gli esperti della McKinsey – «contribuisce alla crescita della produttività il doppio rispetto alla sua quota di occupazione e rappresenta la percentuale maggiore del commercio estero di un&#8217;economia. Nelle principali economie avanzate e in via di sviluppo, essa genera il <strong>70% delle esportazioni.</strong> Inoltre, svolge un ruolo fondamentale nell&#8217;affrontare le <strong>sfide sociali</strong>: dalla riduzione del consumo di energia e risorse naturali al contenimento delle emissioni di gas a effetto serra».</p>
<h3 style="text-align: justify;">La manifattura in Italia</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel gotha delle economie manifatturiere <strong>l&#8217;Italia</strong> occupa una posizione di tutto rispetto. È quinta, preceduta dalla Germania e, più in alto, dalla triade Usa-Cina-Giappone. Nell&#8217;arco di un trentennio (1980-2010) siamo saliti di un gradino, dopo essere scesi di due posti nel decennio 1990-2000 e risaliti di uno nella prima decade del nuovo secolo. È dalle produzioni a relativamente alto assorbimento di manodopera che trae forza la nostra manifattura.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo gruppo di industrie, tra i primi dieci paesi per quota del mercato globale siamo terzi col 7%, preceduti dalla Cina (36%) e dagli Usa (11%). Sotto questo profilo, l&#8217;Italia è un&#8217;assoluta singolarità nel panorama delle economie avanzate. Infatti, visto il nostro Pil pro-capite a parità di potere d&#8217;acquisto, l&#8217;incidenza di circa il 18% delle produzioni labor-intensive sul valore aggiunto della manifattura dovrebbe risultare notevolmente più bassa. C&#8217;è tuttavia una singolarità in <strong>positivo da valorizzare</strong>. È questa la ricaduta che quantità e qualità della dote italiana di beni culturali hanno sulle nostre produzioni tessili, dell&#8217;abbigliamento, del cuoio, dei mobili, dei gioielli e di tanti altri oggetti che arricchiscono la cornucopia del Made in Italy.</p>
<p style="text-align: justify;">Non manca certo il tallone d&#8217;Achille dell&#8217;occupazione che scende essendo le industrie labor-intensive molto sensibili al costo del lavoro e, quindi, stimolate a emigrare laddove la manodopera costo poco. Tuttavia, è questo un fenomeno che si può contrastare con <strong>idee creative</strong> che alimentino la nascita e sostengano lo sviluppo di <strong>startup innovative a servizio del Made in Italy.</strong></p>
<h3 style="text-align: justify;">Ala conquista del mercato asiatico</h3>
<p style="text-align: justify;">Sempre più innovazioni e servizi entrano nella manifattura per conquistare <strong>oltre un miliardo di consumatori</strong> del nuovo ceto medio asiatico che si affacciano prepotentemente sui mercati. È lunga la lista di innovazioni che dischiudono inediti panorami economici e nuovi paradigmi imprenditoriali propri delle startup innovative. Saranno loro a dare <strong>nuova linfa alla nostra manifattura</strong>, innovandola con i componenti in fibra di carbonio, le nanotecnologie, la robotica avanzata (qui l&#8217;Italia si trova nel gruppo di testa insieme a Germania e Giappone), la stampa tridimensionale per creare oggetti, l&#8217;Internet delle cose che con un&#8217;ampia gamma di sensori dà ‘intelligenza&#8217; agli oggetti.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il futuro del Made in Italy</h3>
<p style="text-align: justify;">Per dar senso alle ragioni che rendono cruciale <strong>l&#8217;intreccio tra nuovi talenti e startup innovative nei servizi per il Made in Italy</strong>, molto dovranno contribuire le politiche educative. Abbiamo di fronte a noi anni contraddistinti dalla carenza di persone altamente istruite e competenti e posti di lavoro in caduta libera per lavoratori scarsamente qualificati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giardino dei talenti fiorisce colmando le buche scavate dalle discipline nate nell&#8217;età monolitica della manifattura, ormai tramontata. Nell&#8217;età ibrida e frammentata in cui siamo immersi, il Made in Italy dovrà le sue fortune all&#8217;abilità di trarre valori imprenditoriali dalla convergenza delle variegate forme della conoscenza. Potranno svolgere questo compito le startup innovative.</p>
<p style="text-align: justify;">Come argomenta Nassin Taleb nel suo ultimo libro (Antifragile, Penguin Books, 2012), le startup in equilibrio precario sul sottile filo dell&#8217;innovazione traggono benefici dall&#8217;incertezza, dal disordine e dagli stress da shock causati dalla grande crisi di questi anni. Tutto il contrario del mondo “robusto” della manifattura monolitica dei tempi andati.</p>
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		<title>Aggirare gli ostacoli per innovare: il caso Earthbound Farm</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 13:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Perrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[idea]]></category>
		<category><![CDATA[immagine personale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[ostacoli]]></category>
		<category><![CDATA[spirito di gruppo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quando si decide di innovare, non si sceglie di fare cose facili, ma difficili. Il caso Earthbound Farm mostra come l'innovazione possa nascere dall'aggirare gli ostacoli. <a href="http://officineformative.it/innovare/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/innovare/">Aggirare gli ostacoli per innovare: il caso Earthbound Farm</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;">Quando si decide di innovare, non si sceglie di fare cose facili, ma difficili.</h1>
<p style="text-align: justify;">Altrimenti, probabilmente, qualcuno le avrebbe fatte prima di noi. Ecco perché, a fianco di chi ha l’idea, ci vuole chi la organizza, ruolo che può indossare le scarpe dell’<strong>ostacolista.</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;">Chi è l&#8217;ostacolista</h2>
<p style="text-align: justify;">L’ostacolista è chi, all’interno dell’organizzazione, <strong>sviluppa la capacità di superare gli ostacoli</strong> che possono essere rappresentati da vincoli, budget limitati e scadenze ravvicinate. Sa che per farlo non bisogna necessariamente scontrarsi con i problemi sul difficile percorso che porta un’idea alla sua realizzazione ma aggirarli, attaccarli da un’altra angolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ostacolo che questa figura non incontra mai è il desiderio di protagonismo. Per sua natura, l&#8217;ostacolista porta avanti con <strong>tenacia</strong> le sue idee mantenendo ben <strong>presente il contesto</strong>, preservando lo spirito di gruppo, sapendo che <strong>la sua idea è più importante dell&#8217;immagine personale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo dire che rischia ma a <strong>“ragion veduta”</strong> e per il bene della squadra.<strong> Sa fare un passo indietro</strong>, è <strong>cocciuto</strong> ed è per questo che <strong>sa aspettare il momento opportuno.</strong> La fretta non gli appartiene.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto, <strong>regala spesso la sua idea al gruppo di lavoro</strong>, a chi ha più possibilità di portarla a termine, rinunciando ad apparire in prima persona.</p>
<p style="text-align: justify;">In team la presenza di <strong>un ostacolista permette di trasformare i problemi in opportunità.</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong><br />
Quando l&#8217;ostacolo diventa opportunità: <a href="http://www.ebfarm.com/">Earthbound Farm</a></strong></h2>
<p style="text-align: justify;">
<img class="size-medium wp-image-8311 alignleft" title="Aggirare gli ostacoli per innovare: il caso Earthbound Farm" alt="Aggirare gli ostacoli per innovare: il caso Earthbound Farm innovazione punti di vista " src="http://i1.wp.com/officineformative.it/wp-content/uploads/2013/01/earthbound_farms.jpg?resize=300%2C230" data-recalc-dims="1" />E<a href="http://www.ebfarm.com/">arthbound F</a><a href="http://www.ebfarm.com/">arm</a>, uno dei più grandi centri di coltivazione e distribuzione di prodotti biologici nacque da un ostacolo trasformato in opportunità inventando <strong>“la busta di insalata”</strong>. Myra Goodman e il marito, abbandonata New York, decise di coltivare insalata in una piccola fattoria fornendo un rinomato ristorante.</p>
<p>Ogni giorno, finita la giornata nei campi, i Goodman non avevano le forze di lavare e prepararsi l’insalata, così decisero, una volta a settimana, di lavare la verdura e imbustarla in porzioni per due per i giorni seguenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando perdettero il loro cliente unico ecco aprirsi un nuovo mercato: perché non fornire la Grande Mela di buste di insalata monodose? Detto fatto, Earthbound Farm diventò la prima a proporre sul mercato un articolo che negli Stati Uniti: ora vale circa <strong>1,5 miliardi di dollari di fatturato l’anno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l’insalata può diventare innovazione, ciò significa che anche nei settori più maturi c’è spazio di innovare, <strong>trasformando gli ostacoli in opportunità</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://officineformative.it/innovare/">Aggirare gli ostacoli per innovare: il caso Earthbound Farm</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF &#8211; Officine Formative</a></p>
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		<item>
		<title>Nintendo: l&#8217;innovazione del target per superare una crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 14:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Perrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione di processo]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione di prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[mercato saturo]]></category>
		<category><![CDATA[segmentazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.officineformative.it/?p=5673</guid>
		<description><![CDATA[<p>Nintendo si è avventurata nell’innovazione del proprio target e ha vinto la sua battaglia. Ma i competitor non sono rimasti a guardare. Cosa farà per fronteggiare il loro attacco? Come sarà il mercato dei videogame tra 5 anni? <a href="http://officineformative.it/nintendo-innovazione/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/nintendo-innovazione/">Nintendo: l&#8217;innovazione del target per superare una crisi</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;">Come emergere in situazioni di mercato complesse?</h1>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nintendo</strong> è un’azienda nata come produttrice di carte da gioco. Noi la conosciamo come una delle più forti case produttrici di videogame. <strong>La sua non è sempre stata una storia di successo</strong>: nei suoi 120 anni di vita, in ben due occasioni l’azienda giapponese si è trovata a fronteggiare situazioni di mercato complesse che avrebbero potuto addirittura comprometterne l’esistenza.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Due momenti di crisi</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>La prima è stata negli anni ‘60</strong>, quando si è accorta che la commercializzazione delle carte da gioco non era più redditizia e che a lungo andare non avrebbe potuto permettere un adeguato sviluppo all’azienda. <strong>La seconda è stata alla fine degli anni ‘90</strong>, quando ha capito che continuare a competere nel mercato dei videogame era diventato troppo oneroso.</p>
<h2 style="text-align: justify;">La sfida dell&#8217;innovazione</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come ha vinto Nintendo la sua sfida?</strong> Ha intuito l’opportunità di<strong> innovare reinventando l’utilizzo dei videogame</strong> e rivolgendosi a nuovi clienti. Fino a quel momento il mercato si era rivolto solamente a bambini, teenager e appassionati. L’azienda <strong>ha creato la Wii</strong>, una nuova console che rappresenta un modo rivoluzionario di concepire il gioco: la possibilità di vivere un’esperienza complessiva, fisica e relazionale, apre le porte a una clientela sempre più vasta, intercettata anche grazie ad un’offerta iper-segmentata dei prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nintendo si è avventurata nell’innovazione del proprio target e ha vinto la sua battaglia. Ma <strong>i competitor non sono rimasti a guardare.</strong> Cosa farà per fronteggiare il loro attacco? Come sarà il mercato dei videogame tra 5 anni?</p>
<h2 style="text-align: justify;">Le ragioni del successo</h2>
<p style="text-align: justify;">Questo esempio di innovazione mostra come l’impegno aziendale non sia rivolto solo ed esclusivamente verso un’innovazione di processo o di prodotto, ma è rivolto verso un’innovazione integrata che attraverso l’innovazione di processo porta verso un prodotto innovativo col potenziale appeal di attirare un nuovo target di clientela.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, <strong>il management è stato in grado di cogliere le mutate esigenze dei consumatori</strong>: non ricercano più solo oggetti, ma sono strettamente interessati ai simboli che questi oggetti trasmettono. In questo modo l’atto dell’acquisto non è più solo e semplice consumo ma riveste un aspetto sociale che coinvolge l’<strong>identità del consumatore.</strong></p>
<p> (Foto copertina: www.wiitalia.it)</p>
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		<title>Arriva Astrid, l&#8217;app che ti organizza la vita</title>
		<link>http://officineformative.it/le-app-di-off/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 13:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Padoan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[astrid]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quando le cose da fare diventano troppe numerose, è arrivato il momento di affidarti ad Astrid, l'app che ti facilita la vita.  <a href="http://officineformative.it/le-app-di-off/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/le-app-di-off/">Arriva Astrid, l&#8217;app che ti organizza la vita</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Se vi capita di dimenticare i vostri impegni quotidiani, se avete bisogno di qualcuno che vi ricordi cosa fare o se, semplicemente, siete stufi della solita funzione calendario/promemoria del vostro telefono, <strong><a title="Astrid" href="http://astrid.com/">Astrid</a></strong> è l’applicazione che fa per voi! Con una grafica semplice e dei reminder simpaticamente anticonvenzionali, Astrid  diventa il vostro assistente personale, pronto a notificarvi tutto quello che dovete ricordare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://i2.wp.com/officineformative.it/wp-content/uploads/2012/09/astrid-iphone.jpg" rel='colorbox'><img class="aligncenter size-full wp-image-8463" alt="Arriva Astrid, lapp che ti organizza la vita tecnologia punti di vista " src="http://i2.wp.com/officineformative.it/wp-content/uploads/2012/09/astrid-iphone.jpg?resize=550%2C309" title="Arriva Astrid, lapp che ti organizza la vita" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Astrid può diventare utile anche per condividere le vostre liste con gli amici e creare documenti accessibili a tutti. Efficacia garantita, come dimostrano i 2,7 milioni di persone che hanno scelto astrid per scandire i propri impegni quotidiani.</p>
<p>Per maggiori informazioni, guardate il  video illustrativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/xa16mQIcUSk" height="315" width="560" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Le startup italiane: quali sono i tre problemi più grandi?</title>
		<link>http://officineformative.it/problemi-startup-italiane/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 15:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Oneglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Startup]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[networking]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I problemi delle startup italiane sono da considerarsi principalmente in una scarsa cultura startup. Come affrontarli, capendo davvero cosa vuol dire fare startup. <a href="http://officineformative.it/problemi-startup-italiane/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/problemi-startup-italiane/">Le startup italiane: quali sono i tre problemi più grandi?</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h3><b>Cambiamo il nostro modo di pensare: come far decollare la nostra startup italiana.</b></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno dei <strong>tre grandi problemi</strong> del panorama delle <strong>startup italian</strong>e è la scarsa cultura startup. Non a caso, infatti, quasi tutte le “startup italiane” che prendono il largo e si affermano nel mercato internazionale o vengono acquisite dai colossi (per esempio Glancee, Doochoo, Beintoo, ecc.) o <strong>non sono nate in Italia</strong>.</p>
<p>O meglio, quelle idee potranno anche essere state sviluppate in Italia ma per diventare ciò che sono oggi <strong>sono dovute andare all’estero</strong> dove il giochino <em>start small and scale fast</em> è una <strong>realtà concreta</strong> nelle mani di gente che a 30 anni, magari, ha già decine di esperienze di startup riuscito e qualche milione di dollari sul conto corrente.</p>
<p>Da questa partenza un po’ polemica si potrebbe pensare che io stia invitando chi vuole fare startup ad andarsene a San Francisco e lì restare per non tornare se non in vacanza, ebbene non è così. Ciò che intendo dire è che <strong>va ripensato il modo</strong> con cui la gente si accosta al mondo startup e <strong>vanno ripensati i metodi</strong> con cui esse si formano, si finanziano e si lanciano.</p>
<div id="attachment_7515" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://i2.wp.com/officineformative.it/wp-content/uploads/2012/09/off.jpg" rel='colorbox'><img class="size-medium wp-image-7515 " title="Le startup italiane: quali sono i tre problemi più grandi?" alt="Le startup italiane: quali sono i tre problemi più grandi? startup punti di vista " src="http://i2.wp.com/officineformative.it/wp-content/uploads/2012/09/off.jpg?resize=300%2C225" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">mondo delle startup italiane</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Faccio un esempio: <strong><em>networking</em> </strong>è senz’ombra di dubbio il più importante ingrediente nella ricetta di una startup. In Italia, a parte iniziative come quelle di Italian Startup Scene e Indigeni Digitali, con i loro eventi milanesi e i loro account social su cui scambiarsi idee e avere il sentore di quali sono i trend del momento, non sarei in grado di citare un <strong>“aggregatore di competenze”</strong>.</p>
<p>Cosa vuol dire? Che non esiste uno spazio, un ambiente, un clima (un <em>milieu</em>, direbbero i francesi) in cui far incontrare competenze tecniche con competenze di business.</p>
<p>Pensate ai grandi team – da Steve Jobs e Steve Wozniak a Bill Gates e Paul Allen, ecc. –, tutti sono formati da un sognatore inguaribile con l’istinto per il business e il polso del mercato e da un tecnico brillante alla ricerca di una sfida prima di tutto con se stesso. Ecco, questi due peculiari tipi umani, fatti apposta per creare sinergie e completarsi nella riuscita di un grande progetto vanno messi in contatto l’uno con l’altro.</p>
<p>Un <strong>altro elemento</strong> che manca in Italia è il <strong>rischio</strong>. Pochi hanno davvero voglia di investire in imprese nuove – un po’ perché forse ci sono poche opportunità o pochi soldi in giro, ma sicuramente anche perché manca l’abilità di vedere prospettive e interazioni possibili. Il naturale effetto di tutto questo è che gli investimenti ricadono spesso su progetti mediocri con scarso futuro se non in ambito locale e assai <strong>poco valore aggiunto in termini di innovazione</strong>.</p>
<p>E qui viene il terzo e più dolente punto della mia un po’ cruda analisi: <strong>ma abbiamo davvero capito cosa vuol dire fare startup?</strong> La peggior confusione è tra piccola impresa e startup. Il giovane che decida di aprire un piccolo negozio di frutta sotto casa, anche se è presente su tutti i social del mondo e si può fare il check su Foursquare davanti al banco delle angurie, non è uno startupper ma semplicemente un imprenditore che ha compreso l’utilità dei social network per promuovere la propria attività e attrarre clienti.</p>
<p><strong>La startup ha in sé il germe dell’innovazione</strong>, sia che si tratti di una tecnologia, di un processo o di un’idea che si sono sviluppati all’interno <em>ex novo</em>, sia che scopra nuove applicazioni o interazioni con tecnologie, prodotti o servizi già esistenti.</p>
<p>Insomma, anche quell’Italia che si crede illuminata dal sole della Silicon Valley deve fare un po’ di autocritica, guardiamo in faccia alla realtà e rimbocchiamoci le maniche</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Maurizio Zanetti<strong id="yui_3_7_3_3_1360072028823_1095"><a id="yui_3_7_3_3_1360072028823_1094" href="http://www.flickr.com/photos/matalyn/"><br />
</a></strong></p>
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		<title>Sulle Spalle di GIG-anti</title>
		<link>http://officineformative.it/sulle-spalle-di-gig-anti/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2012 14:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilia Ricci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gig]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La parola "gig" è diventata il termine usato per qualsiasi tipo di prestazione lavorativa ed ora è simbolo di un nuovo tipo di economia: la gigonomics. <a href="http://officineformative.it/sulle-spalle-di-gig-anti/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/sulle-spalle-di-gig-anti/">Sulle Spalle di GIG-anti</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><em>Dall’ America parte il fenomeno dei Gigs</em></h1>
<p><em>Piccole prestazioni lavorative da freelance per dare una mano all’economia e un calcio alla crisi e al precariato. Un lavoratore su tre si mantiene così. Al punto che si è arrivati a coniare il termine Gigonomics.</em></p>
<p>La parola <strong>&#8220;gig&#8221; nasce nel  ambito musicale per definire la performance live</strong> di un musicista o di un altro performer. In seguito la parola è diventata il termine usato per qualsiasi tipo di prestazione lavorativa ed ora è addirittura simbolo di un nuovo tipo di economia: la <strong>gigonomics</strong>.</p>
<p>Vi state chiedendo perché? Semplice. Un lavoratore su tre ormai  si mantiene attraverso piccoli lavori da free-lance.  Una risposta concreta alla precarietà che, molto spesso, garantisce uno stile di vita più che decoroso.</p>
<p><strong>Le offerte sono le più svariate.</strong> Da chi si propone per  insegnare parole indispensabili in italiano a chi addirittura si offre di prendere decisioni difficili al vostro posto. Tutto per la modica cifra di $ 5. Insomma, una serie di micro lavori che, se sommati, possano servire a sbarcare il lunario e a fornire la più ampia gamma di offerta possibile.</p>
<p><strong>Il fenomeno non è del tutto nuovo.</strong> Già nel 2009 l’editorialista Tina Brown aveva notato questa tendenza  tra i suoi amici. La maggior parte di essi infatti viveva di lavori occasionali da free lance. Da lì condusse uno studio che la portò a verificare che effettivamente ben  un lavoratore su tre già allora si manteneva tramite questo schema lavorativo.</p>
<p>Abbastanza da fondare, appunto, il termine gigonomics. E da allora sono <strong>nati numerosi siti per supportare e gestire la domanda e l’offerta di prestazioni</strong> sporadiche tra cui <a href="http://gigbucks.com/">Gigbucks.com</a> , <a href="http://microworkers.com/">Microworkers.com</a> , <a href="http://www.peopleperhour.com/">Peopleperhour.com</a> o  <a href="http://fiverr.com/">Fiverr.com</a> . Anche Twitter è diventato un mezzo di comunicazione attraverso cui postare la proprie offerte grazie alla creazione delle<strong> tag #gigs4u e #gigs</strong>.</p>
<p>Ciò che è sempre più evidente, è la tendenza ad una tipologia di <strong>economia sempre più individuale</strong>, dove non saranno più i colossi e le multinazionali a fare la differenza, ma saranno proprio le persone.</p>
<p>Il modello di imprenditore che basta a se stesso, il <em>faber suae quisque fortunae</em> è ormai assodato in America, mentre in Italia qualcosa incomincia a muoversi adesso.</p>
<p>Una vera rivoluzione. Vediamo dove porterà.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Hi-View ricostruisce il passato in realtà aumentata</title>
		<link>http://officineformative.it/hi-view-realta-aumentata/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 14:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Billone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[3D]]></category>
		<category><![CDATA[Archidea]]></category>
		<category><![CDATA[hi view]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[realtà aumentata]]></category>
		<category><![CDATA[smartphones e tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ripercorri la storia grazie alla realtà aumentata: Hi-View  ricostruisce monumenti storici e siti archeologici in 3D attraverso un visore panoramico interattivo un sul proprio smartphone e tablet. <a href="http://officineformative.it/hi-view-realta-aumentata/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/hi-view-realta-aumentata/">Hi-View ricostruisce il passato in realtà aumentata</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>Hi-View riporta alla luce le bellezze del passato in realtà aumentata.</h2>
<p>History View è uno strumento innovativo che trova la sua chiave di volta nella realtà aumentata.</p>
<p>Gli ideatori del progetto sono appartenenti all&#8217;associazione <strong>Archidea</strong>:  Gaetano Nugnes, architetto specializzato in restauro architettonico e recupero della bellezza dei centri storici, Leonardo Salvemini, architetto specializzato in tecnologie informatiche applicate all&#8217;architettura  e Roberto Paolillo, ingegnere informatico esperto in tecniche di visione artificiale.</p>
<p><a href="http://i0.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/ARCHIDEA.jpg" rel='colorbox'><img class="alignnone size-medium wp-image-5138" title="Hi View ricostruisce il passato in realtà aumentata" alt="Hi View ricostruisce il passato in realtà aumentata interviste " src="http://i0.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/ARCHIDEA.jpg?resize=300%2C107" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p>Lo scopo dell’associazione è quello di tutelare e valorizzare i luoghi di interesse storico, culturale e artistico della regione Puglia, ma anche quello di <strong>effettuare sperimentazioni e studi nel campo del design, dell’architettura e delle nuove tecnologie applicate ai beni culturali</strong>.</p>
<p>Quella che segue è l’intervista che ci ha concesso <strong>Gaetano Nugnes</strong>:</p>
<p><strong>Partiamo da una constatazione, la vostra è stata un’idea vincente. Com&#8217;è nata?</strong></p>
<p>Innanzitutto dalla passione per la nostra regione, la Puglia, e dall&#8217;interesse per le trasformazioni che il territorio ha subito nel tempo. Poi dalla volontà di dare alle persone <strong>un’idea “tangibile” di come i luoghi fossero nel passato,</strong> non attraverso le parole di una guida turistica, ma attraverso la visione interattiva, scegliendo personalmente l’epoca da visualizzare.</p>
<p><strong>Può spiegarci di cosa si tratta?</strong></p>
<p>Si tratta di un visore panoramico interattivo, creato per piazza Duomo a Trani, attraverso il quale è possibile <strong>vedere in 3D la piazza modificarsi nei secoli, dal 1100 fino ad oggi, nei periodi più significativi</strong>. Abbiamo fatto un accurato lavoro di ricostruzione storica e poi, dopo aver adeguatamente scelto il punto di osservazione, eseguito fotografie panoramiche a 360 gradi della piazza di Trani. Puntiamo alla rivalutazione delle piazze, <strong>non solo quella di Trani ma tutte le più belle piazze italiane</strong>, attraverso l’applicazione della tecnologia a contesti apparentemente lontani come quello dei beni culturali. Siamo certi che<em> vedendo</em> letteralmente con i propri occhi, l’utente possa appassionarsi come noi alla storia e al passato della città in cui vive o che si trova a visitare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://i2.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/HI-VIEW.jpg" rel='colorbox'><img class="alignnone size-medium wp-image-5137" title="Hi View ricostruisce il passato in realtà aumentata" alt="Hi View ricostruisce il passato in realtà aumentata interviste " src="http://i2.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/HI-VIEW.jpg?resize=300%2C127" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<h3><strong>Come si è formato il vostro team? Quanto conta una buona squadra per la riuscita di  un progetto?</strong></h3>
<p>Conta moltissimo, la sinergia è fondamentale perché l’idea si trasformi in progetto. <strong>Scegliere un buon gruppo è fondamentale</strong>, nel nostro caso c’è stata sia la fusione delle varie competenze sia i contributi individuali che hanno fatto e fanno ancora la differenza. Io personalmente mi occupo degli aspetti legati all&#8217;indagine storica, Leonardo realizza le ricostruzioni tridimensionali, mentre Roberto fornisce tutte le nozioni tecniche necessarie per mettere a punto l’idea nei minimi dettagli. Io e Leonardo siamo compagni di studio e di lavoro da oltre dieci anni, Roberto è stato fondamentale per l&#8217;effettivo sviluppo del prototipo.</p>
<h3><strong>Come vi siete finanziati?</strong></h3>
<p>Il nostro progetto, vincitore del bando<em> Principi Attivi 2010</em>, è stato<strong> interamente finanziato dalla regione Puglia</strong>. Quando abbiamo presentato Hi-View al Bollenti Spiriti Camp 2012, il prototipo era già completo e sviluppato in tutte le sue parti; a breve saranno ultimate le ricostruzioni storiche di piazza Duomo a Trani e realizzeremo un’installazione temporanea. Questo è stato il primo finanziamento, ma il progetto richiede altra linfa per alcuni perfezionamenti, per poterlo esportare in altre piazze italiane e per renderlo esteticamente più gradevole. Oltre al miglioramento del design del visore panoramico, c’è un&#8217;altra idea che accarezziamo da tempo e che ci piacerebbe mettere in pratica.</p>
<h3><strong>Di cosa si tratta?</strong></h3>
<p>Non so se ha mai sentito parlare di <strong>realtà aumentata</strong>; in poche parole è l’aumento della percezione sensoriale umana tramite informazioni date da supporti tecnologici. Ad esempio uno smartphone, puntato con la telecamera verso un monumento o una chiesa, dà informazioni storico-culturali all&#8217;utente che ha attivato l’applicazione relativa alla realtà aumentata. Vorremmo fare la stessa cosa con Hi-View, applicando una telecamera sul binocolo, in modo che si possa vedere la piazza nel passato e al contempo ricevere informazioni sul presente grazie alla realtà aumentata.</p>
<h3><strong>Che consiglio darebbe a chi oggi vuole lanciare la propria idea?</strong></h3>
<p><strong> </strong>Trovare un buon gruppo, la collaborazione è fondamentale. Poi passione:  la storia, l’architettura e la tecnologia ci appassionano da sempre. <strong>E infine il coraggio di seguire le proprie passioni, a noi questa idea circolava in testa da troppo tempo per non provare a realizzarla.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://officineformative.it/hi-view-realta-aumentata/">Hi-View ricostruisce il passato in realtà aumentata</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF &#8211; Officine Formative</a></p>
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		<title>Innovazione inversa: il progresso si fa nei paesi in via di sviluppo</title>
		<link>http://officineformative.it/innovazione-inversa/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2012 15:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Oneglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione Inversa]]></category>
		<category><![CDATA[paesi via di sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca e sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo economico]]></category>
		<category><![CDATA[Vijay Govindarajan]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Reverse Innovation, l'innovazione che cerca di capire quale strategia adottare per conquistare i mercati emergenti  usando competenze e risorse globali  <a href="http://officineformative.it/innovazione-inversa/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/innovazione-inversa/">Innovazione inversa: il progresso si fa nei paesi in via di sviluppo</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><em><strong>La Reverse Innovation è l’innovazione che rilancia la ricchezza dei paesi in via di sviluppo, parola di </strong></em><em><strong>Vijay Govindarajan.</strong><strong><br />
</strong></em></h1>
<p><strong>Vijay Govindarajan</strong>, conosciuto come VG, è Earl C. Daum 1924 Professor di International Business alla Tuck School of Business, Dartmouth, e direttore fondatore del Tuck&#8217;s Center for Global Leadership. È anche il co-direttore del Global Leadership 2020 un esclusivo programma educativo della Tuck specializzato in global management ed è insegnato in tre continenti.</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='550' height='340' src='http://www.youtube.com/embed/smjsmcjmtVY?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<h3><strong>Cos’è l’Innovazione Inversa?</strong></h3>
<p>La definizione la dà VG stesso sul suo <a href="http://www.tuck.dartmouth.edu/people/vg/blog/reverse-innovation-1/">blog</a> in cui annuncia l’imminente pubblicazione del libro <em>Riverse Innovation</em> (scritto insieme a Chris Trimble): “Innovazione Inversa è qualunque innovazione che sia adottata prima nei paesi in via di sviluppo”.</p>
<h3><strong>Ma quale innovazione può venire da paesi che sono tra i più poveri del mondo?</strong></h3>
<p>In effetti Cina e India hanno un PIL pro capite che si aggira attorno al centesimo posto nelle classifiche mondiali, vicino a Bosnia Erzegovina e Isole di Capo Verde e vantano, insieme, un numero infinitesimo di Premi Nobel rispetto a Stati Uniti e Germania. Tuttavia, se si osservano le statistiche giuste, a parte il mostruoso tasso di crescita economica che nessuna economia matura sarebbe in grado di eguagliare, è chiaro che le potenzialità che il mondo in via di sviluppo può già sprigionare sono incredibili. Si pensi al fattore demografico: Cina e India sono i primi due paesi per popolazione al mondo e l’85% degli abitanti della Terra – 5,8 miliardi di persone – vive in paesi poveri. Mettiamo insieme i dati, la parte povera del mondo è formata da <strong>“<em>mega</em> mercati e <em>micro</em> consumatori”</strong> con 1$ da spendere.</p>
<h3><strong>Come fare a catturare l’effetto aggregato di questa ricchezza in centesimi?</strong></h3>
<p>La risposta è <strong>Innovazione Inversa</strong>. Fino ad oggi l’industria è andata avanti estendendo il modello americano in giro per il mondo: se i paesi ricchi, che guidano la marcia del progresso, vogliono certi prodotti, anche i paesi poveri li vorranno, purché a un prezzo inferiore. La Kellogg’s – multinazionale USA dei cereali da migliaia di bilioni di dollari di fatturato – è un esempio, dice VG. Non si può pensare di conquistare il mercato indiano dei cereali (il più grande del mondo, dato il ruolo che i cereali giocano nella dieta dell’indiano medio) con i corn flakes! Perché? Perché i corn flakes sono pensati per essere mangiati col latte freddo (tipico USA) non con quello caldo delle colazioni indiane. E chiunque sia andato almeno una volta là sa che gli indiani amano bevande calde a colazione. Invece di analizzare il mercato indiano secondo i suoi gusti, Kellogg’s si è limitata a fornire più varianti di corn flakes (dalla banana al mango) tutte egualmente immangiabili con il latte caldo!</p>
<h3><strong>La macchina per l’elettrocardiogramma (<em>ECG machine</em>), u</strong><strong>n esempio di innovazione inversa.</strong></h3>
<p>La <strong>General Electric</strong> produce l’ultimo ritrovato della scienza e della tecnica, un macchinario potentissimo da qualche centinaio di chili che lavora esclusivamente allacciato alla corrente elettrica e necessita di un medico appositamente istruito per l’utilizzo (la macchina è venduta insieme con un manuale di 500 pagine). Costo del giocattolo: 50’000$. Il 10% degli ospedali indiani può permettersi questo macchinario ma che ne è del restante 90%? Be’ quella è l’India rurale dove la gente soffre di malattie cardiache come altrove ma di ospedali, energia elettrica e buoni medici non ce ne sono. Quindi, l’elettrocardiogramma deve essere portatile, funzionare a batteria ed essere semplice da usare.</p>
<p>La soluzione viene sempre da GE e si chiama <strong>GE MAC India</strong> (la “soluzione dell’1%”, infatti costa solo 500$). Si tratta di una EGC machine del peso di una lattina di Coca Cola che svolge le medesime funzioni della sua costosissima collega con soli due bottoni, uno verde per azionarla e uno rosso per bloccarla.</p>
<h3><strong>Dov&#8217;è la grandezza dell’Innovazione Inversa in tutto questo? </strong></h3>
<p>Che la GE MAC India non è venduta solo in India ma è “rimbalzata” nelle economie avanzate ed è ormai venduta in <strong>150 paesi in tutto il mondo</strong>. Quindi, non chiedete “Qual è il mercato adatto al mio prodotto?”, non vi porterà da nessuna parte; chiedete piuttosto &#8220;Che strategia posso adottare per conquistare questo mercato usando le mie competenze e risorse globali?&#8221;. Questa è <strong>Reverse Innovation</strong>.</p>
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		<title>Il Decreto Legge n.83 vara l&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale</title>
		<link>http://officineformative.it/il-decreto-legge-n-83-vara-lagenzia-per-litalia-digitale/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2012 11:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Oneglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[agenda digitale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[PA]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'Agenzia andrà a razionalizzare la precedente DigitPA, che si occupava della diffusione delle tecnologie e dell’innovazione in seno al Ministero dell’Innovazione e al Dipartimento per la digitalizzazione della PA della Presidenza del Consiglio.
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Via all’Agenzia per l’Italia Digitale: l’innovazione della PA per la crescita </strong></h1>
<p>È entrato in vigore il 26 giugno scorso il <strong>Decreto Legge n.83 “Misure urgenti per la crescita del Paese”</strong> e tra i provvedimenti presi figura l’istituzione della tanto annunciata <a title="Agenzia per l'Italia Digitale" href="http://www.digitpa.gov.it/" target="_blank">Agenzia per l’Italia Digitale</a>, <strong>snodo dell’Agenda Digitale.</strong> Per far sì che tutto questo diventi operativo, però, c’è bisogno di conoscere gli strumenti a disposizione e cominciare a usarli.</p>
<p>In buona sostanza, l’Agenzia per l&#8217;Italia Digitale andrà a <strong>razionalizzare la precedente DigitPA</strong>, che si occupava della diffusione delle tecnologie e dell’innovazione in seno al Ministero dell’Innovazione e al Dipartimento per la digitalizzazione della PA della Presidenza del Consiglio.</p>
<h3>Competenze dell&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale</h3>
<p>Ma cosa dice il DL n.83 riguardo le competenze della neonata Agenzia?</p>
<p>All’articolo 20, comma 3 troviamo, in particolare, che l’Agenzia per l&#8217;Italia Digitale:</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>&gt;</strong> </span>Contribuisce alla diffusione dell&#8217;utilizzo delle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione, allo scopo di <strong>favorire l&#8217;innovazione e la crescita economica</strong>, anche mediante l&#8217;accelerazione della diffusione delle Reti di nuova generazione (NGN); […]</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">&gt;</span> Assicura l&#8217;uniformità tecnica dei sistemi informativi  pubblici destinati ad erogare servizi</strong> ai cittadini ed alle imprese, garantendo livelli omogenei di qualità e fruibilità sul territorio  nazionale, nonché la piena integrazione a livello europeo; […]</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">&gt;</span> Promuove e diffonde le iniziative di alfabetizzazione informatica</strong> rivolte ai cittadini, nonché di formazione e addestramento professionale destinate ai pubblici dipendenti, anche mediante intese con la Scuola   Superiore della pubblica amministrazione e il Formez e il  ricorso a tecnologie didattiche innovative.</p>
<h3>Obiettivi dell&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale</h3>
<p>Quindi, l’Agenzia, oltre ad assicurare “il coordinamento informatico dell’amministrazione statale, regionale e locale”, avrà il compito di traghettare una delle macchine burocratiche più complesse e intricate mai esistite – la PA italiana – verso un futuro digitale che avvicini la PA non solo ai cittadini ma anche – anzi, soprattutto – alle imprese.<br />
Perché il tempo è denaro e risparmiare tempo sulla burocrazia può significare milioni e milioni in termini di PIL.</p>
<p>Tuttavia, non mancano gli scettici – tra cui l’ex-Ministro Renato Brunetta, il quale denuncia la <strong>struttura del processo decisionale </strong>dell’Agenzia. Essa, infatti, dipende da ben quattro ministri: Economia e Finanze, Pubblica Amministrazione e Semplificazione, Sviluppo Economico e Istruzione, più il Presidente del Consiglio o suo delegato.<br />
Insomma, potere decisionale mal distribuito che potrebbe danneggiare lo scopo stesso dell’Agenzia: essere funzionale e costare poco.</p>
<p>Ora, ad ogni modo, tocca a noi, popolo digitale d’Italia, mettere in pratica le proposte di sviluppo, affinché diventino esperienze da cui trarre indicazioni e feedback.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://officineformative.it/il-decreto-legge-n-83-vara-lagenzia-per-litalia-digitale/">Il Decreto Legge n.83 vara l&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF &#8211; Officine Formative</a></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;innovazione efficace: reinventarsi da Crusoe a Gulliver</title>
		<link>http://officineformative.it/innovazione-imprenditorialita/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Fara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[complessità]]></category>
		<category><![CDATA[errori]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’atto di introdurre nel mercato nuove invenzioni implementandole in un modo che crei valore per i clienti, produttori, o entrambi, traccia l’impostazione del legame tra imprenditorialità e innovazione <a href="http://officineformative.it/innovazione-imprenditorialita/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/innovazione-imprenditorialita/">L&#8217;innovazione efficace: reinventarsi da Crusoe a Gulliver</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>Imprenditorialità e innovazione</h1>
<p>“ L’atto di introdurre nel mercato nuove invenzioni implementandole in un modo che crei valore per i clienti, produttori, o entrambi, traccia l’impostazione del legame tra imprenditorialità e innovazione ”.</p>
<p>È la definizione che dà il dottor <strong>Piero Formica</strong> nel suo White Paper <strong>“How to Innovate Effectively”</strong>, pubblicato nel Febbraio 2012 sotto l’egida dell’Innovation Value Institute (IVI), un’organizzazione multidisciplinare di ricerca fondata dall’Università di Irlanda Maynooth e da Intel co.</p>
<p>Ne risulta una trattazione agile e attenta alla praticità dei consigli; senza rinunciare a una fitta rete di rimandi, propri del settore o più generali, che stimolano ad approfondire i punti presentati dall’autore. Dal rapporto tra imprenditorialità e innovazione, ad esempi di successo di ridefinizione del mercato, fino all’introduzione di un vero e proprio cambio di paradigma: da “Robinson Crusoe” a “Lemuel Gulliver”.</p>
<h3>La tesi</h3>
<p>La tesi di Formica, infatti, è che quando si organizza una startup e, necessariamente, si cerca di imparare dai propri errori, due comportamenti distinti si delineano:</p>
<ul>
<li>da un lato <strong>i Crusoe</strong>, decisi a sperimentare in un ambiente isolato e contrari a ogni interazione con il prossimo;</li>
<li>dall’altro <strong>i Gulliver</strong>, pronti a fare leva in modo efficace sul potenziale di apprendimento ottenuto attraverso conoscenze e punti di vista propri e degli altri.</li>
</ul>
<p>In un mondo sempre più interconnesso, l’ammontare della complessità rende impossibile un’analisi deterministica delle caratteristiche della <strong>propria idea innovativa e imprenditoriale.</strong> Ben vengano dunque comportamenti alla Gulliver che sfruttino il proprio network per accelerare il processo di apprendimento.</p>
<h3>E voi siete più Crusoe o più Gulliver?</h3>
<p>Scopritelo leggendo il White Paper “How to Innovate Effectively”:</p>
<p><a href="http://ivi.nuim.ie/docs/white-papers/IVIWhitePaper-HowtoInnovateEffectively.pdf">http://ivi.nuim.ie/docs/white-papers/IVIWhitePaper-HowtoInnovateEffectively.pdf</a></p>
<p>(Foto: economiaefinanza.blogosfere.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
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