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	<title>OFF - Officine Formative &#187; internet</title>
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	<description>Entri con un&#039;idea, esci con un&#039;impresa.</description>
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		<title>La rivoluzione dei makers: Chris Anderson-seconda parte</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 09:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Tortora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Anderson]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Al World Wide Rome, alle undici di mattina, comincia a parlare Chris Anderson: il live twitting si fa incandescente, l’hashtag#makers12 è al secondo posto nei trend topic del giorno, dopo il compleanno dell’Inter. <a href="http://officineformative.it/la-rivoluzione-dei-makers-chris-anderson-seconda-parte/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/la-rivoluzione-dei-makers-chris-anderson-seconda-parte/">La rivoluzione dei makers: Chris Anderson-seconda parte</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Al World Wide Rome, alle undici di mattina, comincia a parlare <strong>Chris Anderson</strong>: il live twitting si fa incandescente, l’hashtag#makers12 è al secondo posto nei trend topic del giorno, dopo il compleanno dell’Inter.</p>
<p>Negli Stati Uniti, nel 2011, più della metà dei nuovi posti di lavoro è stata creata da società che hanno meno di cinque anni di vita, quindi start up, o società molto recenti. Questa è l’unica strada possibile anche per l’Italia, per creare nuova occupazione. Anzi, è la più grande opportunità che abbiamo di creare nuovi posti di lavoro.</p>
<p>Chris Anderson comincia affermando che è diventato un maker grazie a <strong>Massimo Banzi ed al Progetto Arduino</strong>: prima di Banzi solo le grandi aziende potevano essere dei maker, ma Arduino ha reso la tecnologia disponibile ed accessibile per tutti.</p>
<p><a href="http://i1.wp.com/officineformative.it/wp-content/uploads/2012/03/big_376707_2905_Luca-Sofri-Chris-Anderson-.jpg" rel='colorbox'><img class="alignleft size-medium wp-image-8515" alt="La rivoluzione dei makers: Chris Anderson seconda parte innovazione punti di vista " src="http://i1.wp.com/officineformative.it/wp-content/uploads/2012/03/big_376707_2905_Luca-Sofri-Chris-Anderson-.jpg?resize=300%2C200" title="La rivoluzione dei makers: Chris Anderson seconda parte" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p>Questa accessibilità ha permesso di liberare energie creative incredibili, e ha contribuito fortemente alla creazione di un “movimento dei makers”. In questa prossima Rivoluzione Industriale l’Italia avrà dunque un ruolo fondamentale, non da spettatore.</p>
<p>In questi ultimi venti anni il Web ed il PC hanno creato un nuovo modo di lavorare, di innovare, di collaborare: il modello del web si basa infatti proprio sulla condivisione e sulla innovazione continuativa. Nessun modello industriale tradizionale del XX secolo ha generato più innovazione del web.</p>
<p>Ora è il momento di fare un passo avanti, e di conoscere il mondo delle cose (Internet of Things) , che può davvero cambiare la nostra economia. Anderson parla di una “coda lunga delle cose”, riferendosi alla sua celebre teoria della Long Tail. Per raggiungere una reale Open Innovation, si devono utilizzare i modelli della co-creation, delle community, della tecnologia open source, del crowdfunding, delle peer production.</p>
<p>In particolare la “coda lunga delle cose” permette la creazione di prodotti ed oggetti specifici, di nicchia, che vengono co-creati da utilizzatori e makers. “Noi insieme possiamo fare di più dei giganti industriali del XX secolo”, e l’affermazione ha un forte impatto sulla platea. La creazione di prodotti di nicchia consente di raggiungere nuove frontiere del business: “Se trovate in Rete diecimila persone interessate al vostro prodotto, allora avete un business, avete un mercato” afferma Anderson.</p>
<p>Utilizzando Internet dunque è possibile raggiungere nuovi mercati, creare un nuovo modello di distribuzione ed un nuovo modello di fabbricazione e produzione. Questo cambiamento rappresenta la terza rivoluzione industriale.</p>
<h3>Quali sono state le altre due “rivoluzioni”?</h3>
<p>Secondo Anderson, la prima rivoluzione industriale è coincisa con la creazione delle grandi fabbriche, nelle quali il capitale umano veniva potenziato dalle macchine. Una conseguenza della industrializzazione è stata la totale centralizzazione, la concentrazione prodotta dalle grandi fabbriche, lo spostamento dalle campagne alle città.</p>
<p>La seconda rivoluzione industriale è rappresentata dalla evoluzione delle informazioni, e soprattutto dalla democratizzazione dei mezzi tecnologici: il primo Mac nel 1984, la prima stampante laser nel 1985. Anderson descrive questi mezzi come “tools of creation”.</p>
<p>Anche l’informazione e l’editoria sono stati rivoluzionati: con lo sviluppo e la diffusione del web e dei blog si sono affermati nuovi “tools of distribution”, ovvero strumenti di diffusione di informazioni. Con il blog ognuno può potenzialmente raggiungere un pubblico planetario.</p>
<p>Ed arriviamo alla terza rivoluzione: si scoprono nuovi tools of creation, come la stampante tridimensionale (3D), che consente di creare un intero mondo. E’ la vera liberazione della creazione: con la stampante 3D si può fabbricare realmente qualunque cosa appaia sullo schermo, e si può replicare il processo più volte, all’infinito.</p>
<p>Si scoprono anche nuovi tools of distribution: Anderson cita i casi di Alibaba(www.alibaba.com) e TradeManager, piattaforme nelle quali si può lavorare ed interagire con i grandi produttori ed essere remunerati mediante Paypal. Ognuno può essere un produttore, un maker, poiché può creare con un semplice click del mouse.</p>
<h3>Ma ci sono luoghi fisici nei quali i makers possono incontrarsi, scambiarsi informazioni?</h3>
<p>Chris Anderson parla dei TECH SHOP, lo spazio dei makers: sono come degli Hub, specificatamente dedicati ai makers. Nei TechShop, molto diffusi in Usa ed in California, i makers trovano training (formazione), possono condividere l’utilizzo di macchinari costosi, pagando una quota di iscrizione mediamente bassa, possono soprattutto incontrarsi e scambiarsi informazioni.</p>
<h3>E in Italia?</h3>
<p>Grazie a Massimo Banzi si sta creando un primo spazio dei makers intorno al Progetto Arduino: si tratta delle Officine Arduino a Torino, un bellissimo progetto che sarà presentato nel pomeriggio da Enrico Bassi.</p>
<p>Per approfondimenti su Officine Arduino, vi rimando a due articoli di Wired Italia: il primo di gennaio 2012</p>
<p>http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2012/01/31/office-arduino-open-software-fablab-19253.html</p>
<p>ed il secondo di febbraio, quando è stato inaugurato lo spazio fisico di Officine Arduino</p>
<p>http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2012/02/17/inaugurazione-officine-arduino-torino-13968.html</p>
<p>Chris Anderson conclude il suo speech di quaranta minuti con il racconto di come ha trovato ed ingaggiato il suo principale collaboratore nel progetto dei droni, prodotti e venduti su Internet a 300 dollari, utilizzando la tecnologia open source di Arduino. E’ un ragazzo messicano che all’epoca aveva 19 anni.</p>
<p>Il metodo che ha utilizzato per reclutare le menti migliori è stato semplice ma assolutamente innovativo e rivoluzionario: ha creato una comunità di utenti appassionati di elicotteri telecomandati, ed ha chiesto loro di sviluppare nuovi prodotti.</p>
<p>Nella community ha incontrato moltissimi “ragazzi intelligenti e liberi di cambiare il mondo, che sono connessi ad Internet e molto attivi in Rete”. “Quel ragazzo è venuto da me animato da una forte passione, e dal desiderio di farmi vedere quello che sapeva fare (…) Aveva rispetto per la community e le sue regole non scritte, ovvero la condivisione delle informazioni e la collaborazione”. Oggi quel ragazzo è l’amministratore della azienda di Chris Anderson che produce i droni.</p>
<p>Anderson conclude dicendo: “Il futuro dell’innovazione è riposto nelle persone intelligenti, che sono libere di seguire le loro passioni e di cambiare il mondo”. Giovani makers, giovani startupper che possono immaginare un nuovo mondo.</p>
<p>Grazie a Chris Anderson anch’io ho visto un mondo nuovo, che si è aperto davanti ai miei occhinei quaranta minuti in cui ha parlato.</p>
<p>Nella prossima puntata vi parlerò di Massimo Banzi, di Arduino e di molto altro ancora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Foto:http://www.domusweb.it)</p>
<p>(Foto:http://carlottabalena.wordpress.com)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La rivoluzione dei makers: Internet of things-prima parte</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 08:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Tortora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Arduino]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La giornata si apre con Riccardo Luna, che ci parla della rivoluzione dei makers: “oggi esploreremo nuovi modi di far crescere l’economia, nuovi modi in cui si produce ricchezza e valore”. <a href="http://officineformative.it/la-rivoluzione-dei-makers-internet-of-things-prima-parte/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/la-rivoluzione-dei-makers-internet-of-things-prima-parte/">La rivoluzione dei makers: Internet of things-prima parte</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 9 Marzo ho fatto un salto nel futuro. Ho vissuto per un giorno nel 2020, o perlomeno così mi sembrava all’inizio della giornata. Quando sono uscita dall’incontro di World Wide Rome ho capito che il futuro è già qui, è già presente.</p>
<p>Questo video vi dà una idea di cosa può essere un giorno nel 2020.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/bBjvqnKQsTI" height="315" width="560" frameborder="0"></iframe></p>
<p>A World Wide Rome ho visto questo tipo di futuro, e proverò a raccontarvelo, in un diario di viaggio.</p>
<h3>Cos’è World Wide Rome?</h3>
<p>Il sottotitolo della giornata era “la rivoluzione dei makers”. Arrivo presto, alle 8.30 sono già all’Acquario Romano. In mezz’ora si forma una fila incredibile, l’ingresso è dalle 9.30.</p>
<p><a href="http://i0.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/IMG_0598.jpg" rel='colorbox'><img class="size-medium wp-image-3228 alignleft" title="La rivoluzione dei makers: Internet of things prima parte" alt="La rivoluzione dei makers: Internet of things prima parte innovazione punti di vista " src="http://i0.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/IMG_0598.jpg?resize=300%2C300" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p>L’<strong>Acquario Romano</strong> è anche la Casa dell’Architettura, sede dell’Ordine degli Architetti: non avevo capito il motivo della scelta di questa location, ma poi, durante il giorno, ho compreso anche questo. Alle ore 9.30 entriamo in questa bellissima sala ovale, allestita con tre maxischermi, luci ed una musica di sottofondo che ci accompagnerà lungo tutta la giornata.</p>
<p>Dicono che l’abbia composta proprio <strong>Riccardo Luna</strong>, il curatore del convegno e primo direttore di Wired Italia, ora giornalista de Il Post, quotidiano online diretto da Luca Sofri.</p>
<p>Cartellina con programma e cuffie per traduzione simultanea dall’inglese: oggi c’è <strong>Chris Anderson</strong>, il mitico direttore di Wired ed autore del libro “La coda lunga” (The Long Tail), guru dei nuovi marketer. C’è anche Massimo Banzi, inventore ed ideatore del progetto Arduino.</p>
<p>Non conosco gli altri partecipanti, so solo che Dale Dougherty, uno dei relatori, è l’uomo che ha inventato il termine web 2.0. Mi sistemo in terza fila, arrivare in anticipo è stato utile.</p>
<p>La giornata si apre con <strong>Riccardo Luna</strong>, che ci parla della <strong>rivoluzione dei makers</strong>: “oggi esploreremo nuovi modi di far crescere l’economia, nuovi modi in cui si produce ricchezza e valore”. Il viaggio comincia. Il primo passo da compiere è colmare il digital divide, ovvero il divario tecnologico: sono necessarie infrastrutture, reti, banda larga, connessioni veloci.</p>
<p><strong>Andrea Mondello</strong> parla del presente come dell’era delle grandi opportunità, offerte dal web, dal digitale, da Internet; ma soprattutto afferma che è tempo di <strong>favorire una nuova occupabilità dei giovani attraverso la creazione di nuove imprese</strong>.“Il nostro petrolio è l’intelligenza dei giovani”, e questa frase mi rimane impressa.</p>
<p>Parliamo di futuro, dunque, ma facendo un salto nel passato. <strong>Paolo Ceretto</strong>, autore e regista di documentari, ci racconta e ci mostra la storia della macchina Programma 101 di <strong>Olivetti</strong>: tre progettisti italiani, prima di Bill Gates e di Steve Jobs, ebbero l’idea di creare il primo home computer, un computer da scrivania (desk). Piergiorgio Perotto ed altri due ingegneri volevano un computer che fosse usabile, che costasse poco; non volevano il pc più potente, come stava cercando di realizzare IBM, volevano il pc per tutti.</p>
<p>Alla morte del fondatore della Olivetti rimasero a lavorare al progetto di nascosto, ma alla nuova dirigenza questa idea non piacque. Nel 1964 lo presentarono ad una fiera a New York ed ebbe un incredibile successo. Ma la società non realizzò mai quei prototipi: aveva venduto tutta la divisione elettronica.</p>
<p>Nel 1969 HP creò un computer simile ed ebbe uno straordinario successo, ma dovette pagare novecentomila dollari per aver violato i brevetti di Olivetti.</p>
<p><strong>Piergiorgio Perotto e gli altri ingegneri della Olivetti erano dei makers</strong>, persone che costruivano oggetti, ed erano in grado di progettare il futuro. “Do it your self”, ci dice Alberto Cottica, che ci parla dei Fabulous Lab del Mit di Boston, e di come si possa creare una start up con la passione per il making.</p>
<p>Si parla innanzitutto di tecnologia non permissiva, non accessibile: oggi ci sono moltissime barriere nell’accesso alle tecnologie, determinate dai brevetti, marchi e diritti di proprietà intellettuale.</p>
<p>Pensate che il prezzo di un prodotto hi-tech è determinato per i due terzi dai costi per brevetti e marketing (in alcuni casi si arriva al 95%) mentre la parte hardware pesa per un terzo (e solo per un 5% in alcuni casi).</p>
<p>Con questo sistema è molto difficile fare innovazione.</p>
<p>Con le metodologie Open Source, invece, i membri della comunità sono incoraggiati ad utilizzare le conoscenze altrui, per migliorare la tecnologia, aggiungendo ed assemblando i vari pezzi come un Lego.</p>
<p>Un esempio applicato della metodologia Open Source è rappresentato dal Progetto Arduino: Arduino è stato progettato per essere “hackerabile”, che significa che può essere modificato, migliorato. Questa è una tecnologia permissiva ed accessibile.</p>
<p>Concetti futuristici, penso. Invece ho avuto la dimostrazione che nel “Nuovo Mondo dei Makers” la condivisione delle conoscenze vale molto di più della protezione del brevetto. In un mondo dove “hacker” è colui che migliora il sistema, modificandolo. Un mondo nel quale si passa dal Laboratorio supersegreto Ricerca &amp; Sviluppo alle Comunità di Utenti, un mondo nel quale si passa dalle tecnologie proprietarie alle tecnologie permissive.</p>
<p>Concetti che vengono bene spiegati nel libro Makers di Cory Doctorow. Il libro, ovviamente, è scaricabile gratuitamente da questo sito (http://craphound.com/makers/download/)</p>
<p><a href="http://i0.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/IMG_0600.jpg" rel='colorbox'><img class="size-medium wp-image-3229 alignnone" title="La rivoluzione dei makers: Internet of things prima parte" alt="La rivoluzione dei makers: Internet of things prima parte innovazione punti di vista " src="http://i0.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/IMG_0600.jpg?resize=300%2C300" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p>Ecco dunque i makers, coloro che hanno un rapporto più libero con la tecnologia, e che sono in grado di progettare oggetti ai quali fanno compiere alcune azioni.</p>
<p>Gli oggetti, pensanti, senzienti, interconnessi: è l’era di Internet of Things (IoT) oppure l’era del web 3.0.</p>
<p>Leandro Agrò ci porta nel tempo dell’Internet of Things: un tempo nel quale il design delle cose prende vita, un tempo nel quale la tecnologia open ci darà la possibilità di monitorare dal basso i processi, come un “sensore sociale” che consentirà la condivisione delle informazioni.</p>
<p>Se il web 2.0 metteva al centro le persone, il web 3.0 metterà al centro gli oggetti. Il numero di oggetti attualmente interconnessi ha superato il numero delle persone viventi. Ci sono più oggetti che persone. E gli oggetti sono pensati e costruiti dai makers. Questo è il tempo dei makers. I makers inventano, oppure riprogettano gli oggetti tradizionali.</p>
<p><a href="http://i0.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/IMG_0601.jpg" rel='colorbox'><img class="alignnone size-medium wp-image-3230" title="La rivoluzione dei makers: Internet of things prima parte" alt="La rivoluzione dei makers: Internet of things prima parte innovazione punti di vista " src="http://i0.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/IMG_0601.jpg?resize=300%2C300" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p>Agrò identifica tre regole nell’Internet of Things:</p>
<p>1) Ogni oggetto deve conoscere la propria storia</p>
<p>2) Ogni oggetto deve essere senziente</p>
<p>3) Ogni oggetto deve essere social</p>
<p><a href="http://i2.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/IMG_0602.jpg" rel='colorbox'><img class="alignnone size-medium wp-image-3231" title="La rivoluzione dei makers: Internet of things prima parte" alt="La rivoluzione dei makers: Internet of things prima parte innovazione punti di vista " src="http://i2.wp.com/www.officineformative.it/wp-content/uploads/IMG_0602.jpg?resize=300%2C300" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p>Nella prossima puntata parleremo del movimento dei makers secondo Chris Anderson.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Foto copertina:http://www.romaitalialab.it)</p>
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		<title>Netflix e Pinterest: due realtà da scoprire in Italia-prima parte</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 06:41:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Tortora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[noleggio dvd]]></category>
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		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Netflix è una società degli Stati Uniti, nata nel 1997, che offre un servizio di noleggio di DVD e videogiochi via Internet.
La spedizione dei dischi è effettuata tramite il servizio postale, che viene utilizzato dai clienti anche per la restituzione. <a href="http://officineformative.it/netflix-e-pinterest-due-realta-da-scoprire-in-italia-prima-parte/"><div class="read-more">Leggi &#8250;</div><!-- end of .read-more --></a><p><a href="http://officineformative.it/netflix-e-pinterest-due-realta-da-scoprire-in-italia-prima-parte/">Netflix e Pinterest: due realtà da scoprire in Italia-prima parte</a> is a post from: <a href="http://officineformative.it">OFF - Officine Formative</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>Netflix e Pinterest sbarcano in Italia</h1>
<p>Prima di iniziare a parlarvi di queste due realtà digitali, devo raccontarvi come ne sono venuta a conoscenza: in modo casuale.</p>
<p>Domenica (il 26 Febbraio) guardavo la notte degli Oscar in diretta, facendo live tweetting e rispondendo ai sondaggi via Facebook. Evento assolutamente social, dopo il SuperBowl 2012 ed i Grammy Awards.</p>
<p>Per avere una<strong> idea dei numeri</strong> che si sono registrati in questi eventi, vi rimando al <a title="the vortex" href="http://www.thevortex.it/2012/02/la-notte-degli-oscar-in-tweets/)" target="_blank">post</a> apparso su <strong>The Vortex</strong></p>
<p>Robert Downey Junior, (Sherlock Holmes ed Iron Man sullo schermo, per intenderci) presentando insieme a Gwyneth Paltrow il miglior documentario, scherza sul fatto che sta realizzando un documentario su se stesso, intitolato The Presenter, e che lo cercherà su Netflix intorno a mezzanotte, cioè dopo circa quattro-cinque ore.</p>
<p>Questo proverebbe che lui è ancora il più grande presentatore di tutti i tempi.</p>
<h3>I servizi di Netflix</h3>
<p>Battuta a parte, la parola <a title="netflix" href="https://signup.netflix.com/global" target="_blank"><strong>Netflix</strong> </a> mi risuona in testa, e così vado a fare una ricerca sul web: su Wikipedia trovo che “Netflix è una società degli Stati Uniti, nata nel 1997, che offre un servizio di noleggio di DVD e videogiochi via Internet.</p>
<p>La spedizione dei dischi è effettuata tramite<strong> il servizio postale</strong>, che viene utilizzato dai clienti anche per la restituzione.</p>
<p>Dal 2008 Netflix offre anche un servizio di streaming online ai propri clienti, accessibile tramite un apposito abbonamento”.</p>
<p>Poi vado nei blog più tecnici: <a title="tom's hardware" href="http://www.tomshw.it/" target="_blank">Tom’s Hardware</a> e <a title="Webmasterpoint" href="http://www.webmasterpoint.org/" target="_blank">Webmasterpoint</a>.</p>
<h3>Come funziona il servizio postale?</h3>
<p>Gli abbonati ricevono una lettera con cui vengono spediti a casa i DVD, per poi essere restituiti tramite posta utilizzando la stessa busta ricevuta.</p>
<p>Il sottoscrittore dell&#8217;abbonamento può tenere quanto vuole i DVD che riceve (pensate che differenza con i supplementi per i ritardi su Blockbuster!).</p>
<p>Esiste un limite massimo al numero di DVD noleggiabili contemporaneamente, determinato dal tipo di abbonamento sottoscritto.</p>
<p>Anche Netflix si avvale di un algoritmo,che suggerisce agli utenti nuovi film da vedere sulla base del gradimento espresso da altri utenti su contenuti già visti.</p>
<p>Questo è dunque il risvolto “social” di Netflix.</p>
<p>Realtà tipicamente americana, ora Netflix sta programmando lo sbarco in Europa: nel 2012 Regno Unito, Irlanda e probabilmente l’Italia saranno raggiunti dal servizio di noleggio di film in streaming.</p>
<p>Non ci sono molti dettagli, ma sembra che in Europa Netflix si limiterà per ora a commercializzare i suoi servizi di streaming video on demand.</p>
<p>In merito ai costi, negli USA i clienti pagano un canone mensile di 7,99 dollari, che apre le porte all’accesso al noleggio di un numero illimitato di film e serie TV in streaming.</p>
<p>I programmi possono essere visti su PC e su televisore. In questo secondo caso, si deve collegare al televisore uno dei dispositivi che supportano Netflix, quali Xbox 360, PS3, Wii, oppure lettori blu-ray delle migliori marche.</p>
<p>Si possono anche vedere film e serie Tv in modalità mobile, con lo streaming disponibile per  IPhone, IPad e Windows Phone (http://www.webmasterpoint.org/news/film-in-streaming-con-netflix-su-iphone-e-ipad-con-download-applicazione-gratis-e-in-italia_p36799.html).</p>
<p>Per approfondimenti, vi rimando al sito istituzionale www.netflix.com.</p>
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