Venture Capital e finanziamento di un’idea.

Analizziamo in dettaglio i principali elementi che i venture capitalist valutano per la selezione ed il finanziamento di una idea:

1) Caratteristiche del team di management

Si tratta dell’elemento di maggiore rilevanza per le decisioni di investimento in aziende start up. Si valuta in particolare l’esperienza nel settore, intesa come conoscenza delle dinamiche del mercato, dei players (operatori), della clientela potenziale.

Si analizza anche la capacità di visione, intesa come chiara determinazione delle strategie applicabili.

In secondo luogo si valuta la complementarietà del team, ovvero la presenza di imprenditori e startupper con competenze complementari, e con esperienza nelle rispettive aree operative (il tecnico, il marketer, il comunicatore, l’analista, per fare alcuni esempi).

In terzo luogo si valuta la capacità di fare team, intesa come organicità di visione tra i vari componenti, ed accordo sulle strategie di realizzazione dell’idea/progetto.

La valutazione delle capacità imprenditoriali del team viene effettuata mediante il c.d. “track record” di precedenti esperienze imprenditoriali: questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che in Italia la paura del fallimento scoraggia molti startupper a riprovare ,a ritentare.

In altri paesi invece, America in testa, aver fatto altre esperienze di start up, sebbene non riuscite, è un elemento valutato positivamente, perché indica tenacia, determinazione e maggiore conoscenza delle dinamiche di nascita di una azienda.

Si tratta di capacità ed attitudini caratteriali: ambizione, determinazione, lungi dall’essere fattori intangibili, vengono invece valutati dai venture.

2) Prodotto e mercato di destinazione

L’azienda deve ambire a diventare un attore (player) di riferimento nel proprio settore, anche a livello globale. Per questo è fondamentale identificare, come ho sottolineato in precedenti post, la “value proposition” di un prodotto/servizio.

La value proposition rappresenta il bisogno che il prodotto, o la tecnologia offerta, intendono soddisfare.

Il prodotto o servizio offerto devono avere caratteristiche di essenzialità: alcuni prodotti rispondono al bisogno inteso come “must have”, ovvero sono essenziali o si vuole che diventino essenziali.

Altri prodotti rispondono al bisogno inteso come “nice to have”: sono prodotti non necessariamente essenziali, ma soddisfano una relazione aspirazionale , ovvero si desidera averli perché rappresentano uno status symbol, uno strumento di appartenenza ad una classe sociale o economica.

Nel business plan esaminato dai venture si valuta anche l’analisi del potenziale di mercato (dimensioni, accessibilità, apertura) ed il contesto competitivo (players e competitors, gestibilità delle dinamiche competitive, mercati esteri).

3) Tecnologia e vantaggio competitivo

La capacità tecnologica costituisce una delle principali fonti di vantaggio competitivo per le giovani imprese, anche se non l’unica.

La dott. Saraceni sottolineava l’importanza del “fattore innovazione”, inteso come capacità di apportare innovazioni radicali, non semplici miglioramenti di soluzioni esistenti.

Le innovazioni radicali possono essere miglioramenti in termini di costi, o nuove applicazioni o aumento dell’ampiezza della gamma di prodotti, con l’aiuto di tecnologie abilitanti, oppure una maggiore flessibilità di un prodotto.

4) Potenzialità di uscita e ritorni attesi

La preparazione e l’accompagnamento della società per l’uscita dell’investitore sono passaggi delicatissimi per i venture.

Il team di venture valuta l’ingresso di potenziali acquirenti, esaminando la numerosità degli operatori del mercato, e soprattutto valuta il ritorno finanziario dell’operazione, ovvero l’IRR (Internal Rate of Return) oppure TIR (Tasso Interno di Rendimento).

L’IRR, semplificando molto, è il tasso periodale di rendimento del progetto, ottenuto confrontando anche i rendimenti di altri strumenti finanziari che presentino lo stesso grado di rischio.

Il ritorno finanziario viene infatti commisurato al rischio ed al tempo (per i venture la vita del fondo ed il fattore tempo influiscono molto sulla valutazione dell’IRR e sulle scelte di uscita dal capitale di rischio).

Per concludere, cari startupper, vi riporto qualche esperienza pratica, tratta da un articolo di Carlo Alberto Pratesi su La Repubblica: “l’esperienza delle società di venture capital insegna che su 10 start up finanziate, nel giro di sette anni ne falliscono quattro; tre vanno in pari (cioè recuperano solo i costi), due generano un piccolo guadagno e solo una è davvero di successo, cioè fa moltiplicare per 20 il capitale iniziale”.

Questo non deve scoraggiarvi, anzi vi deve spingere a provare e riprovare, se la prima idea o progetto non riescono: Pratesi sottolinea l’importanza di avere un “giusto atteggiamento nei confronti dell’innovazione”, che si ritrova particolarmente in alcune aree del mondo, dove c’è “sintonia tra laboratori ed imprese, dove i giovani talenti sono portati a tentare di tradurre in business i loro brevetti o intuizioni”.

Oltre alla Silicon Valley in California, oggi si parla sempre più spesso di Israele, definita come “start up nation”, e soprattutto del campus dell’Università Technion (la c.d. Technion Valley). Da questa Università sono nati brevetti che ci hanno cambiato la vita: dalle chiavette USB al software per zippare i file, dalle colture idroponiche alle pillole dotate di videocamera che consentono di fare una colonscopia o navigare nelle arterie.

In Israele le grandi multinazionali vanno a fare shopping di start up, e a fondare laboratori di ricerca.

Secondo Pratesi, dunque, per le start up è molto importante l’ambiente: della stessa opinione è Paul Graham, che in un bellissimo articolo su Internazionale parla della unicità di posti come la Silicon Valley.

In questi posti fondare una start up è assolutamente normale, e si incontrano moltissime persone che fanno lo stesso: “nella maggior parte dei posti, chi mette in piedi una start up viene trattato come un disoccupato” dice Graham.

“Nella Silicon Valley nessuno resta impressionato perché vuoi metter su una impresa,ma almeno la gente ti presta attenzione (…) Essere circondati da persone interessate a quello che fai è una forza straordinariamente potente”.

Dunque, trovarsi in ambienti che favoriscano il contatto, l’interscambio di idee ed opinioni, o semplicemente il network tra startupper, è un fattore determinante nella nascita e sviluppo di nuove idee ed imprese.

E questo accade ogni giorno in OFF.

 

(Foto:http://marketingarena.it)